Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  ottobre 15 Giovedì calendario

Operato Larry, il gatto di Downing Street

«Larry the cat», il gatto che dal 2011 vive a Londra al numero 10 di Downing Street, residenza del premier britannico, «si sta riprendendo bene». Lo ha assicurato l’ufficio del primo ministro Andy Burnham con un post sull’account ufficiale di X dopo che erano circolate sui social brevi video e foto del «Chief Mouser» del governo (è la sua qualifica formale: è infatti il cacciatore ufficiale di topi del palazzo che ospita la massima autorità di governo) con una cicatrice sul fianco destro. 
«Il nostro cacciatore di topi, Larry, è tornato a casa dopo un piccolo intervento chirurgico e si sta riprendendo bene. Sta molto meglio, ma procede con cautela, un passo alla volta. Siamo grati ai veterinari per le loro eccellenti cure», ha spiegato l’ufficio del premier britannico in una nota. 
Con questo intervento istituzionale si conferma dunque il grande rispetto che il premier Burnham nutre per l’inquilino peloso che da ben prima di lui alloggiava a Downing Street. Nella sua prima intervista dopo aver preso il posto di Keir Starmer, Burnham aveva chiarito che il suo cane Axel, un incrocio tra un maltese e un barboncino, non sarebbe vissuto nella residenza londinese  perché «non andrebbe d’accordo con Larry». Axel, aveva spiegato, è «rimasto nel nord dell’Inghilterra. Ha un temperamento un po’ arrabbiato. Non credo che la nazione sarebbe grata se portassi Axel a disturbare la pace di Larry». 
Il «gatto ciambellano» ha convissuto, a volte con disagio, con gli animali domestici dei primi ministri, tra cui Dilyn, l’incrocio tra Jack Russell di Boris Johnson e Nova, il Labrador Retriever di Rishi Sunak. È stato invece tenuto lontano dai gatti di Keir Starmer, JoJo e Prince, che hanno vissuto negli alloggi privati della famiglia mentre Larry vive nelle aree di lavoro di Downing Street. 
Con un’età stimata di circa 19 anni, ha rallentato un po’, ma continua a pattugliare il suo territorio e a dormire sul davanzale di una finestra sopra un termosifone, appena dentro la porta numero 10. È ritenuto il soft power britannico in forma felina e guai se un primo ministro si liberasse di lui.
Gatto soriano grigio e bianco, Larry è passato dalle stalle alle stelle, da randagio per strada alla sede del potere in Gran Bretagna, al numero 10 di Downing Street, dove appunto gli è stato riconosciuto il titolo ufficiale di Chief Mouser presso il Cabinet Office. Adottato dal Battersea Dogs and Cats Home di Londra dall’allora primo ministro David Cameron, Larry è entrato per la prima volta a Downing Street il 15 febbraio 2011. 
Secondo il suo profilo che compare sul sito web del governo britannico, i suoi compiti includono «accogliere gli ospiti in casa, ispezionare le difese di sicurezza e testare la qualità dei mobili antichi». Larry si muove liberamente e qualche volta ha anche tolto la scena ai leader mondiali, mettendoli in ombra al loro arrivo a Downing Street, costringendoli ad aggirarlo o scavalcarlo. È stato notato che è per lo più ostile agli uomini, sebbene abbia preso in simpatia l’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama e abbia strappato un sorriso al presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Quando Donald Trump è venuto in visita nel 2019, Larry ha fatto irruzione nella foto ufficiale sulla soglia di casa e poi ha fatto un pisolino sotto l’auto blindata del presidente degli Stati Uniti. 
«Rappresenta la stabilità e questo è un bene prezioso’’, ha commentato Philip Howell, professore all’Università di Cambridge, che ha studiato la storia delle relazioni tra uomo e animale. «Il tasso di gradimento del gatto Larry è molto alto», ha affermato Howell, aggiungendo che «i primi ministri tendono a non raggiungere questi numeri’’ di gradimento.