Corriere della Sera, 15 ottobre 2026
Pil, Confindustria alza le stime. Ma teme per il 2027
Prima la buona notizia. Confindustria rivede al rialzo le stime sulla crescita di quest’anno: da più 0,5% a più 1%, in linea con quelle del governo. La cattiva notizia è che l’anno prossimo la crescita è prevista fermarsi allo 0,6% (0,8 per il governo). E si tratta di una crescita molto fragile. Da qui in avanti, infatti, incideranno due fattori. Non potremo più contare sul Pnrr (secondo Confindustria la metà della crescita di quest’anno sarà dovuta proprio al Piano di ripresa e resilienza). E l’impatto della guerra nel Golfo d’ora in avanti potrebbe farsi sentire senza sconti, attraverso la crescita dei prezzi dell’energia e dei tassi di interesse. Questi in estrema sintesi i contenuti del Rapporto d’autunno di Confindustria, messo a punto dal centro studi diretto da Alessandro Fontana. «È cruciale far sì che si realizzi una riduzione strutturale del costo dell’energia per le imprese», va al punto la vicepresidente Lucia Aleotti.
L’ipotesi alla base dello scenario di previsione è che dopo le elezioni di midterm negli Stati Uniti finisca la guerra Usa-Iran. Il rapporto mette in guardia: «Il protrarsi della chiusura di Hormuz sarebbe sostenibile fino a maggio, oltre questo mese salirebbero le quotazioni del petrolio a livelli mai visti prima». Con un Brent a circa 126 dollari al barile in media annua nel 2027, secondo Confindustria la crescita nel 2027 sarebbe zero, lo stesso accadrebbe con il prezzo del petrolio in media a 115 dollari al barile e quello del gas a 89 euro al MWh.
Durissima come sempre la posizione degli industriali sull’Ets, il sistema che obbliga le imprese che inquinano a versare fondi agli Stati. Secondo Confindustria le minori emissioni della manifattura negli ultimi anni sono dovute al fatto che molte imprese hanno chiuso. Una critica che va dritta a Bruxelles. Ma ce n’è anche per l’Italia: «Dal 2023 l’intero ammontare del gettito da Ets dovrebbe andare alla decarbonizzazione, ma in Italia la maggior parte dei proventi continua a confluire nel bilancio dello Stato». L’appunto rivolto a palazzo Chigi è anche un altro: per gli industriali la riforma della legge quadro sull’artigianato favorisce la piccola dimensione delle imprese. Proprio quel nanismo imprenditoriale che riduce la produttività.
Ultimo ma molto importante: lo scenario previsivo è «a legislazione vigente». La clausola di salvaguardia destinata a finanziare maggiori spese per difesa e sicurezza energetica non è considerata, come del resto l’impatto della legge di Bilancio. Risorse in cui l’industria spera per modificare lo scenario.