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 2026  ottobre 15 Giovedì calendario

Alla sbarra per Nord Stream l’ufficiale che inguaia Zaluzhny

Serhii Kuznetsov appare in tribunale in mezzo ai suoi tre avvocati. E per la prima volta, dopo 14 mesi di carcere – 11 dei quali passati in Germania in isolamento per 23 ore al giorno, e tre nell’ala di massima sicurezza del carcere di Bologna – vediamo gli occhi celesti, il capo rasato di fresco, di quello che secondo l’accusa è il comandante dei sabotatori del Nord Stream. Ora la legge tedesca permette ai media di scriverne il nome per intero.
«L’imputato, in qualità di ufficiale delle forze armate ucraine, insieme ad altri militari, elaborò nell’aprile 2022 un piano per distruggere i gasdotti transnazionali Nord Stream 1 e Nord Stream 2 che attraversano il Mar Baltico» – esordisce il procuratore Stefan Schmidt —. «Era stato assegnato a un’unità speciale di sabotaggio dell’esercito ucraino. L’imputato e gli altri membri del gruppo agirono per conto delle autorità statali ucraine e conformemente alle loro istruzioni». L’accusa intende dimostrare che il filo rosso arriva fino ai vertici di Kiev – cosa sempre smentita da Zelensky – e, secondo le anticipazioni della stampa, all’ordine dell’ex capo di stato maggiore Valery Zaluzhny.
È un processo di un rilievo enorme, per le implicazioni giuridiche e politiche. Così come è gravissima l’accusa: crimini di guerra. Qui, però, cominciano i problemi e le contestazioni, che riguardano anche l’Italia che ha estradato l’ufficiale ucraino. Nel terzetto della difesa, coadiuvata da specialisti di vari Paesi europei, c’è l’avvocato italiano Nicola Canestrini, a cui è affidato l’intervento d’apertura. Canestrini contesta intanto la procedura. Kuznetsov è stato estradato in base a una richiesta cambiata in corso d’opera: per sabotaggio. Trasformata, all’arrivo in Germania, in crimini di guerra. «Una consegna ottenuta con l’inganno», sostiene Canestrini (cosa che secondo la difesa violerebbe le regole europee e potrebbe invalidare il processo).
Non solo. Ma Kuznetsov, che in aula si avvale della facoltà di non rispondere, è un ex capitano dell’esercito. E in quanto tale non può rivelare dettagli sulle operazioni affidategli, pena l’accusa di alto tradimento a Kiev. Infine, terzo elemento. La Procura qualifica l’attacco alle infrastrutture come un crimine di guerra, giudicandolo un’azione non necessaria. Ma quel gasdotto di proprietà di Gazprom – chiunque l’abbia distrutto – è invece, secondo la difesa, un’arma finanziaria, politica e militare di Putin. «Dopo Bucha, dopo Mariupol, dopo migliaia di bambini deportati, il primo imputato che la Procura federale porta davanti a un tribunale tedesco per un crimine di guerra non è russo. È ucraino».
Qui, in punta di diritto, si giocherà anche una sfida intellettuale su come leggere quel sabotaggio. Impossibile che la questione non coinvolga in modo sotterraneo i governi di Berlino e Kiev, alleati sul terreno. Intanto, l’AfD filomoscovita, auspicando il ritorno quanto prima del greggio russo, saluta l’inizio del processo come «un giorno storico».