Corriere della Sera, 15 ottobre 2026
Raid di Mosca su case e centrali: mezzo milione di ucraini al buio
«Non può essere una coincidenza». Il sospetto sulle improvvise limitazioni di Starlink pesa anche sul mancato preavviso occidentale prima di una nuova notte di fuoco sull’Ucraina. Tra martedì e ieri la Russia ha lanciato 39 missili balistici e 128 droni, colpendo infrastrutture energetiche e obiettivi civili nella capitale, nella sua regione e a Kharkiv. A Kiev un edificio residenziale nel distretto di Desnianskyi è stato centrato: tre donne sono morte e almeno 24 persone sono rimaste ferite, tra cui una bambina di sette anni. Ventisei impianti elettrici e quattro siti petroliferi e del gas sono stati danneggiati; circa 600 mila utenti sono rimasti senza corrente, con il risultato che lo spettro di un inverno al buio e al freddo è tornato ad aleggiare sulla città.
Zelensky ha denunciato un attacco «deliberato» e un «ostentato disprezzo» per gli Stati Uniti, sostenendo che Mosca abbia violato la tregua energetica annunciata da Donald Trump. Ha anche detto che i missili sono stati rilevati quando erano vicini a Kiev e che non era arrivato alcun allarme dai partner. Mosca afferma invece di avere reagito ad attacchi ucraini contro le raffinerie di Saratov e Ryazan. Accuse che Kiev nega sostenendo di non colpire l’energia russa da due giorni.
Nel pomeriggio il terrore si è spostato a ovest. A Lutsk i rottami di un drone Shahed hanno investito un magazzino e danneggiato un condominio. Il bilancio fornito da Zelensky è di sei morti e 13 feriti. A Rivne altre 8 persone sono state ferite. «Serve convincere la Russia a fermarsi», ha scritto il presidente.
Serhii «Flash» Beskrestnov, consigliere di Zelensky, ha denunciato restrizioni introdotte senza preavviso da SpaceX sui terminali Starlink in movimento. Il limite di 160 chilometri orari riguarderebbe il pacchetto militare Starshield e avrebbe compromesso diverse missioni ucraine con droni. Non uno stop totale, ma una stretta giudicata sospetta per i tempi.
Il dubbio si allarga all’intelligence americana dopo i mancati preavvisi sui raid notturni contro la capitale e dopo le voci di pressioni statunitensi sugli ucraini perché acconsentano a una tregua unilaterale con Mosca. Pubblicamente Trump minimizza l’ipotesi di interrompere la condivisione delle informazioni con l’Ucraina; secondo Semafor, però, l’idea è «discussa attivamente» alla Casa Bianca. Non ci sarebbe consenso e il direttore della Cia, John Ratcliffe, sarebbe contrario. «Trump è piuttosto infuriato e potrebbe ordinarlo», ha detto una fonte dell’amministrazione, indicando come alternativa lo stop ai dati usati per colpire obiettivi dentro la Russia.
Zelensky è volato nel Regno Unito per incontrare il premier Andy Burnham e re Carlo III. Londra ha promesso di accelerare la consegna di missili terra-aria contro i droni russi. Durante un’intervista, il leader di Kiev ha detto di sentirsi «tradito» da Trump per l’accordo sul gasolio con Vladimir Putin e la cosiddetta tregua energetica. «Penso che i consiglieri di Trump sbaglino. Questa non è la parte giusta della storia», ha aggiunto. In un messaggio ufficiale il presidente ucraino ha invece ringraziato Giorgia Meloni per il sostegno e una posizione «chiara, inequivocabile e di principio», dopo che la premier aveva definito «molto rischioso» l’accordo americano per acquistare diesel russo: «Grazie per aver capito chi è l’aggressore». Da Berlino, Friedrich Merz ha difeso gli aiuti a Kiev davanti al Bundestag. «Non un solo euro» destinato all’Ucraina, ha assicurato, viene sottratto alla spesa sociale o all’istruzione: l’eccezione alla regola del debito serve a finanziare sicurezza e sostegno militare. Il cancelliere ha accusato Mosca di crescente propensione all’escalation. Poi, in serata, l’ex ministro della Difesa Fedorov ha scritto su X: «La connettività di Starlink sopra i 160 km è stata riattivata. Grazie Elon Musk».