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 2026  ottobre 15 Giovedì calendario

Arabia, gli Houthi attaccano ancora

Adesso che i 6 re del tennis hanno dovuto rinviare il confronto in campo a Riad, tocca al discendente dei re sauditi tentare di sbrogliare la situazione in cui si era infilato 11 anni fa. È la guerra con gli Houthi a causare i timori dei campioni e che ha spinto gli organizzatori a rinviare il torneo verso la fine dell’anno.
Il conflitto sempre più pesante con i ribelli sciiti sta mettendo in crisi la visione del principe regnante Mohammed Bin Salman: quella di un Paese che cerca di ridurre con l’innovazione la dipendenza dai petrodollari, quella di una autocrazia che offusca gli abusi ai diritti umani con i riflettori puntati sulle celebrità dello sport internazionale.
Dopo i raid nel fine settimana – che hanno causato 14 morti e centinaia di feriti – l’aeroporto della capitale resta chiuso, le compagnie straniere stanno posticipando in ogni caso il ritorno verso i Paesi del Golfo: Ita Airways rimanda per ora la ripartenza della tratta per Riad (al 18 novembre) e quella verso Dubai a dodici giorni dopo. Gli Houthi ieri hanno proclamato di aver bersagliato ancora lo scalo.
È comunque il movimento del greggio – più che quello dei passeggeri – a essere il loro bersaglio. Nella notte tra martedì e mercoledì dallo Yemen nordoccidentale, sotto il loro controllo, hanno lanciato droni e missili sul quartier generale di Aramco a Dhahran, come dire il quartier generale dell’Arabia Saudita.
I danni alle strutture sono vasti – hanno raccontato tre fonti all’agenzia Reuters – e le fiamme illuminavano le finestre di numerosi piani. Le operazioni non sarebbero state fermate, ma a numerosi impiegati è stato detto di lavorare da casa. Il ministero dell’Energia saudita ha cercato nei comunicati ufficiali di ridimensionare la distruzione provocata dall’attacco.
I rappresentanti del gruppo fondamentalista, finanziato e armato dall’Iran, hanno spiegato che i mediatori stanno cercando di negoziare una tregua. Ci sono stati contatti con l’Oman e lo stesso regime islamico si è proposto come paciere. Gli Houthi si riservano uno spazio di manovra strategico e non sempre le loro scelte coincidono con gli ordini degli ayatollah.
Di sicuro i Pasdaran sono sul campo in Yemen con consiglieri militari e tecnici. Di sicuro al regime islamico non dispiace che la pressione sui prezzi del petrolio (e quindi su Donald Trump) cresca: l’avanzata degli Houthi verso lo Stretto di Bab el-Mandeb e lo stallo attorno a quello di Hormuz creano un blocco alla navigazione internazionale tra il Mar Rosso e il Golfo Persico.
Trump dichiara di aver rinviato la decisione su quella che sarebbe la terza guerra d’Iran a dopo le elezioni di midterm, agli inizi di novembre. E rimpalla con il premier Benjamin Netanyahu chi tra i due vorrebbe riprendere i bombardamenti vicino al voto, gli israeliani vanno alle urne tra 12 giorni.
Il presidente sembra voler considerare gli Houthi come una crisi separata e soprattutto non globalizzata. Un rapporto rivelato dal Wall Street Journal ricostruisce invece che i paramilitari sciiti sono riusciti a ottenere da un fornitore cinese le parti per costruire un missile ancora più pericoloso su modello di uno a guida di precisione sviluppato dagli iraniani: con un raggio di quasi 2.000 mila chilometri potrebbe mettere sotto bersaglio tutta l’Arabia Saudita e Israele.