ilfattoquotidiano.it, 14 ottobre 2026
Tirana, assalto a ministeri e Parlamento: studenti in piazza contro Rama
Ministeri assaltati, incendi nel centro della capitale e scontri con le forze dell’ordine. A Tirana la protesta contro il governo di Edi Rama è degenerata in una giornata di violenze, con gruppi di manifestanti che hanno preso di mira sedi istituzionali, banche e negozi. La polizia è riuscita a respingere il tentativo di raggiungere il palazzo del governo, mentre in serata gli agenti sono intervenuti con idranti e lacrimogeni. La mobilitazione è partita dagli studenti, che sui social avevano invitato a boicottare le lezioni e a radunarsi davanti al ministero dell’Istruzione, già colpito dagli scontri della sera precedente. Le rivendicazioni riguardano le tasse universitarie, il sostegno ai giovani e le prospettive occupazionali dopo la laurea. La protesta si è però inserita nel più ampio movimento antigovernativo che da mesi chiede le dimissioni di Rama, nato anche in opposizione al progetto di un complesso turistico di lusso nel sud del Paese legato a Jared Kushner, genero di Donald Trump.
È davanti al ministero dell’Istruzione che la tensione è salita per prima. Per circa cinque ore, alcune decine di persone incappucciate e con il volto coperto hanno lanciato bombe molotov e pezzi di pavimentazione contro l’edificio e le forze dell’ordine. Sono state distrutte barriere pedonali e cartelloni pubblicitari, mentre alcuni cassonetti sono stati incendiati. Le fiamme hanno raggiunto anche alcuni uffici al piano terra del dicastero. Di fronte, una filiale bancaria fuori servizio è stata assaltata: i vetri sono stati infranti e all’interno sono stati lanciati fumogeni. Gli agenti sono intervenuti con gli idranti per disperdere la folla e consentire ai vigili del fuoco di operare. A poche centinaia di metri, un altro istituto di credito è stato incendiato dopo essere già stato danneggiato durante le proteste della sera precedente. La violenza si è poi estesa alla piazza centrale, dove grandi panchine di plastica e cassonetti sono stati dati alle fiamme. Il rogo ha prodotto una densa colonna di fumo e le fiamme si sono propagate agli alberi vicini. In seguito, i manifestanti si sono spostati lungo il principale viale cittadino, dove si concentrano le sedi delle istituzioni pubbliche.
Qui è stato preso di mira il ministero dell’Economia: i manifestanti hanno sfondato l’ingresso, infranto i vetri e gettato all’esterno mobili e attrezzature, prima che divampasse un incendio. La situazione è ulteriormente precipitata davanti al palazzo del governo. L’edificio del Parlamento è stato assaltato e una delle entrate è stata sfondata; episodi analoghi si sono verificati alla Corte costituzionale. Divisi in diversi gruppi, i manifestanti hanno danneggiato e saccheggiato uffici e negozi, alcuni dei quali sono stati incendiati. I roghi hanno interessato numerose strade del centro. In tarda serata la polizia, utilizzando idranti e lacrimogeni, è riuscita a sgomberare l’area del viale principale, ma una parte della folla si è diretta verso la sede in cui si svolgono le sedute parlamentari.
Mentre il premier Rama non ha commentato gli ultimi eventi, diversi esponenti del governo hanno condannato le violenze. Il leader dell’opposizione, Sali Berisha, aveva chiesto le dimissioni immediate del capo dell’esecutivo, definendole l’unica via per risolvere la crisi. Esponenti della maggioranza hanno accusato lo stesso Berisha di essere dietro agli atti violenti. In serata è intervenuto il presidente della Repubblica, Bajram Begaj, con un appello alla calma. “La violenza non può essere strumento di espressione del malcontento, e la polizia deve fare uso di forza non proporzionale”, ha scritto in un post su Facebook, aggiungendo che il suo ufficio è aperto a chiunque voglia dialogare e contribuire al bene del Paese. La cosiddetta “rivoluzione dei fenicotteri”, inizialmente legata alla contestazione del progetto turistico sulla costa meridionale e ai rischi ambientali denunciati dai manifestanti, si è così trasformata in una protesta più ampia.