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 2026  ottobre 14 Mercoledì calendario

Covid, speso un miliardo di euro in vaccini dalla fine dell’emergenza

Dal 2023 a 2025, cioè dopo la fine dell’emergenza Covid dichiarata per decreto al 31 marzo 2022, il ministero della Salute italiano ha speso 852 milioni di euro in vaccini Covid prodotti da Pfizer e Biontech, che per lo più non servono. Di questi, 288 milioni erano fee, ovvero commissioni pagate nel 2023 per le dosi a cui il governo italiano decise di rinunciare: ben 24,2 milioni di dosi mai esistite, mai ordinate e quindi mai consegnate. Erano state prenotate dalla Commissione europea nel 2021, ma palesemente in eccesso.
Questa facoltà, entro ristretti limiti e solo per il 2023, era prevista dall’Amendment 5 al contratto Pfizer/Biontech del 23 maggio di quell’anno, che consentiva agli Stati membri di pagare circa la metà del prezzo di quelle dosi, quindi 11,89 euro contro 21,43 (a un certo punto era arrivato a 25). Ci siamo così risparmiati, spiegano dal ministero della Salute che ci ha fornito i dati con grande cortesia, la consegna di 24.219.289 dosi, tenendo in cassa – sempre secondo il ministero – circa 231 milioni di euro. Abbiamo speso 466.958.142,66 comprese le fee nel 2023, 181.512.045,00 nel 2024 e 203.922.576,00 nel 2025, per un totale appunto di 852.392.763,66.
Supereremo comunque il miliardo di euro dal 2023 con i 203 milioni di euro previsti per il 2026, ultimo anno di questa emorragia di denaro.
La fattura complessiva per l’Italia del vaccino Pfizer/Biontech detto Comirnaty, il più amato dalla Commissione Ue, dovrebbe così superare i 2,6 miliardi di euro considerando anche le spese per il 2021 e il 2022, pari a 1.587.146.631. Vuol dire 36 milioni al mese dal 2021 al 2026. Il ministero ha avuto problemi con la Ragioneria e la Sezione di controllo della Corte dei Conti, ma alla fine l’ha spuntata: i pagamenti sono stati registrati. Cosa ce ne facciamo di questi vaccini? Poco o nulla. Nel 2026, informano dalla Salute, sono arrivate 9 milioni di dosi, ma difficilmente si vaccineranno più delle 900 mila persone che l’hanno fatto nel 2025, mentre contro l’influenza nella stagione 2024/25 si sono immunizzati 11,5 milioni di italiani. Nove dosi Covid su dieci, insomma, le facciamo scadere (dopo 18 mesi) e poi le buttiamo. Attualmente l’Italia ha 6.779.100 dosi in scadenza tra ottobre 2026 e gennaio 2027.
L’enorme spreco è figlio di quello che chiamammo il “contratto Ursula”, l’accordo del 21 maggio 2021, il più oneroso, che prevedeva fino a 1,8 miliardi di dosi anche se poi l’opzione per la seconda metà della gigantesca fornitura non fu mai attivata. Ufficialmente si chiama Purchase Agreement SANTE/2021/03/020 ed è il contratto dei famigerati sms scambiati tra Ursula von der Leyen e il presidente di Pfizer, Albert Bourla. La Commissione, che impegnò complessivi 71 miliardi di euro per 4,6 miliardi di dosi di vaccini Covid, travolse le sue stesse procedure che prevedevano una partecipazione degli esperti nazionali nella fase del negoziato; scelse Pfizer/Biontech penalizzando gli altri produttori e infine negò la pubblicazione degli sms, la cui esistenza era stata rivelata dal New York Times, dicendo che erano stati “cancellati”. Ne venne fuori lo scandalo detto “Pfizergate”, la presidente della Commissione fu censurata nel 2024 e nel 2025 dal Tribunale dell’Ue per la mancata trasparenza sui contratti dei vaccini e la mancata pubblicazione degli sms. Uno scandalo nel grande affare dei vaccini Covid: come dimostrarono gli studi degli economisti Massimo Florio e Simona Gamba della Statale di Milano e Chiara Pancotti del Centro studi Cisl, presentati a Bruxelles nel marzo 2023, gli investimenti iniziali e i relativi rischi furono sostenuti per 30 miliardi di dollari dagli Stati – Usa in testa, ma anche europei – e per appena 16 dalle aziende, che però incassarono decine di miliardi di dollari di profitti, 90 solo fino al 2023. E questo, per dire della sudditanza dell’Ue a Big Pharma, non bastò per varare un’infrastruttura pubblica per la ricerca su farmaci e vaccini, come sosteneva il Forum Disuguaglianze Diversità (Fdd) di cui è membro Florio.
I pagamenti per 383 milioni di euro relativi al 2024 e al 2025 inizialmente non avevano superato il vaglio della Ragioneria generale dello Stato, né il controllo preventivo della Corte dei Conti. Erano stati eseguiti “d’ordine” per decreto, secondo un parere dell’Avvocatura di Stato, dall’allora capo dipartimento della Prevenzione, delle Emergenze e della Ricerca del ministero della Salute, Maria Rosaria detta Mara Campitiello, nota ai più anche perché moglie del viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli e protagonista di una spettacolare e inedita carriera. La Corte dei conti però, in sede di controllo successivo, ha dato via libera: non c’erano “ulteriori margini giuridicamente praticabili e tempestivamente azionabili” rispetto “all’esecuzione di obbligazioni contrattuali già maturate ed eseguite in attuazione di un vincolo negoziale già perfezionato in sede europea e tuttora efficace”, si legge nella delibera della Sezione, a firma della presidente Manuela Arrigucci, depositata il 10 giugno scorso. Erano così superati i rilievi della magistrata Rosalba Di Giulio, che aveva evidenziato “un rilevante deficit istruttorio e motivazionale”. Con buona pace dei nemici dei vaccini che alla destra, si dice, hanno dato un milione di voti nel 2022.