repubblica.it, 14 ottobre 2026
Ungheria, Magyar cancella le norme anti-Lgbtq. L’Ue sblocca 4,2 miliardi di euro
Due notizie sull’Ungheria hanno restituito nel giro di poche ore l’immagine di un Paese che sta ripristinando lo stato di diritto e i principi di eguaglianza che erano stati spazzati via dal lungo regno di Viktor Orbán. A Budapest due terzi del parlamento hanno votato a favore di una legge che cancella le norme che dal 2021 bandivano di fatto qualsiasi accenno all’omotransessualità dalle scuole, dai libri e dai media pubblici e privati con la scusa della “protezione dei minori”. Sfruttando quei commi, Orbán si era spinto sino a vietare il Pride, ma nel 2025 centinaia di migliaia di persone lo avevano sfidato sfilando per le vie di Budapest.
Quella di Orbán era una legge talmente discriminatoria che la Corte di Giustizia europea l’aveva sonoramente bocciata, ad aprile di quest’anno. E ieri gli unici a votare contro le norme che la cancellano sono stati i deputati di Fidesz, il partito dell’ex autocrate. Peter Magyar, il primo ministro che ha trionfato alle elezioni di maggio mandando a casa Orbán ha definito il loro no “una vergogna”. Tuttavia il leader conservatore di Tisza continua a essere contrario al matrimonio per tutti.
La seconda notizia importante è che la Commissione Ue ha sbloccato 4,2 miliardi di euro che erano stati congelati quattro anni fa per le accuse all’Ungheria di corruzione e violazione dello stato di diritto. Dopo i progressi registrati in questi primi mesi di governo Magyar – dal rafforzamento dell’autorità anticorruzione e delle regole per gli appalti al miglioramento delle leggi sul conflitto di interessi – Bruxelles ha ritenuto di poter sbloccare le risorse. E la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ha fatto sapere su X che “per l’Ungheria si apre un nuovo capitolo”.