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 2026  ottobre 14 Mercoledì calendario

Sally Rooney, i suoi libri fuori dal mercato inglese per aver sostenuto i pro-Pal

Sally Rooney lo temeva, e alla fine è successo. La scrittrice irlandese, una delle più celebri e vendute al mondo, ha annunciato oggi che i suoi libri non saranno più commercializzati nel Regno Unito, dalla cui librerie spariranno. La decisione arriva dopo il sostegno pubblico della 35enne Rooney a Palestinian Action, un gruppo radicale per la causa palestinese definito “organizzazione terroristica” dal governo laburista di Keir Starmer nel luglio 2025. Una decisione controversa e presa dopo che alcuni rappresentanti di Palestinian Action si erano resi protagonisti di una azione clamorosa: un raid in una base dell’aeronautica militare britannica Raf, a Brize Norton, dove danneggiarono alcuni cacciabombardieri per danni di milioni di euro, in nome della causa palestinese.
Dunque, l’allora primo ministro Keir Starmer, il predecessore dell’attuale premier Andy Burnham, decise di dichiarare Palestinian Action un gruppo terrorista. Una definizione contestata da molti militanti, che sono stati arrestati in varie manifestazioni per cori e cartelli in favore del movimento. Ma cosa c’entra Sally Rooney, il cui romanzo “Persone Normali” ha già venduto oltre un milione di copie nel solo Regno Unito ed è stato adattato per la Bbc? Mentre il suo esordio “Parlarne tra amici” e “Dove sei, mondo bello” hanno venduto a testa più di 500mila copie oltremanica?
La scrittrice, che vive nella contea irlandese di Mayo e che è molto vicina alla causa palestinese, poche settimane dopo la messa al bando di Palestinian Action, scrisse sull’Irish Times un commento eloquente, dal titolo: “Sostengo Palestine Action. Se questo fa di me una “sostenitrice del terrorismo” secondo la legge britannica, così sia”. Nello stesso articolo, Rooney dichiarò che avrebbe utilizzato i proventi delle vendite dei suoi libri per sostenere Palestine Action. Ma nel Regno Unito ciò costituisce reato, e per questo l’autrice avrebbe poi annullato un viaggio oltremanica: per il timore di essere arrestata.
E così arriviamo a oggi. L’editore di Rooney nel Regno Unito, Faber & Faber, ha comunicato come “l’attuale legislazione britannica ha creato una situazione in cui Faber non può corrispondere a Sally Rooney i proventi derivanti dalle vendite delle sue opere nel Regno Unito. Vendere i libri di una scrittrice senza poterle versare i relativi compensi rappresenta una situazione inaccettabile per una casa editrice. Per questo motivo, e in pieno accordo con Sally, abbiamo deciso di non poter più distribuire le sue opere nel Regno Unito, in nessun formato. Continuiamo a essere orgogliosi di pubblicare la sua straordinaria produzione letteraria, che continueremo a commercializzare negli altri Paesi. Al momento non abbiamo ulteriori commenti da rilasciare”.
Sulla kafkiana vicenda si è espressa oggi anche Rooney: “Un mese dopo il provvedimento del governo britannico contro il gruppo nel luglio 2025, ho scritto un articolo in cui esprimevo la mia intenzione di continuare a sostenere Palestine Action, che qui, nella Repubblica d’Irlanda, non è un’organizzazione messa al bando né soggetta ad altre forme di divieto. Di conseguenza, l’adempimento dei contratti per la pubblicazione delle mie opere nel Regno Unito potrebbe ora costituire un grave reato”.
"Dopo un processo di consultazione e un’attenta valutazione, e con il mio pieno consenso”, continua Rooney, “la mia casa editrice Faber ha pertanto stabilito di non poter più distribuire le mie opere nel Regno Unito. Ho fatto tutto il possibile per essere sincera con il pubblico riguardo alle mie convinzioni e alle mie intenzioni, e sono pienamente pronta ad accettarne le conseguenze. Al momento non ho altro da aggiungere”. L’Irish Times riporta che almeno le copie dei libri di Rooney già presenti sul mercato britannico potranno continuare a essere vendute fino a esaurimento delle scorte e non dovranno essere restituite.
Come ricorda il Guardian, l’articolo 15 del Terrorism Act della legge britannica, che interessa anche Palestinian Action, stabilisce che commette un reato chiunque “fornisca denaro o altri beni, sapendo o avendo ragionevoli motivi per sospettare che saranno o potrebbero essere utilizzati per finalità terroristiche”. Ciò è punibile con una pena fino a un massimo di 14 anni di reclusione. Nel Regno Unito, oltre 3.700 persone sono state arrestate con l’accusa di aver sostenuto Palestine Action da quando il gruppo è stato messo al bando. La maggior parte degli arresti è avvenuta per aver esibito cartelli con la scritta: “Mi oppongo al genocidio, sostengo Palestine Action”. Circa 2.500 persone sono state formalmente incriminate, spiega il quotidiano britannico, ma nessuna è ancora stata processata, poiché è tuttora in corso un procedimento giudiziario che contesta la legittimità della messa al bando del gruppo e che sarà esaminato dalla Corte Suprema il mese prossimo.