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 2026  ottobre 14 Mercoledì calendario

“Mi pagherebbero troppo poco”: Ian Rankin non scriverà il nuovo Bond

Lascio, e raddoppio lo smacco per James Bond. Dopo Lee Child, anche lo scozzese Ian Rankin rivela di aver rifiutato di scrivere il prossimo romanzo dello 007 più celebre al mondo. «La mia agenda è molto fitta e lavorare a un libro di Bond avrebbe significato accantonare altri lavori» ha spiegato a Repubblica lo scrittore da York dove sta presentando il suo ultimo The Heights, puntualizzando: «i miei libri portano più soldi, e così ho detto di no» al mitologico personaggio di Ian Fleming.

«James Bond mi piace tantissimo», precisa Rankin e aggiunge, prima di interrompere la conversazione: «Sarebbe stato divertente scriverne, ma sarebbe stata anche una sfida!». Licenza di rifiutare, quindi. O anche follow the money. Perché per Child e per il sessantaseienne Rankin, come ha ammesso lui stesso al Times Literature Festival di Cheltenham, il problema «è lo stesso»: i soldi. O meglio, le royalties: gli eredi di Fleming non concedono più del 50 per centro del totale. Eppure Bond e John Rebus, il mitico ispettore protagonista dei romanzi di Rankin, hanno molto in comune: bevono, fumano, sono irrispettosi verso i superiori. E, come per le (presunte) origini di Bond, anche Sir Ian è scozzese. Il re del “tartan noir” da 35 milioni di copie non è sceso in particolari sul palco ma, dice a Repubblica, «le mie opere mi fanno guadagnare di più». Del resto, è stato stimato che il suo personaggio, Rebus, valga 10 milioni di sterline.
Una “cascata di diamanti”, insomma, ma non grazie a Bond. Qualche mese fa, parlando al Times, Lee Child era stato ancora più esplicito, raccontando le prime avances degli eredi di Fleming nel 2008: «Volevano che scrivessi i sequel di James Bond, ma ho detto di no. Perché dovrei dedicarmici per il 50 per cento delle royalties, quando con i libri di Jack Reacher (il suo celebre personaggio da 200 milioni di copie, portato al cinema da Tom Cruise) posso avere il 100 per cento? Sono tornati alla carica una seconda volta, io ho nuovamente declinato».
Il 71enne scrittore di Coventry si riferisce al 2009, quando ricevette l’invito a scrivere la prefazione per la ristampa di una trilogia di romanzi della spia britannica, la Blofeld, composta da Operazione Tuono, Al servizio segreto di Sua Maestà e Si vive solo due volte. La sua introduzione venne cestinata dopo che Child si rifiutò di aggiungere alcuni passaggi, su richiesta dagli eredi di Fleming, riguardo alle origini scozzesi di Bond, per lui «prive di fondamento. Solo dopo che Sean Connery iniziò a interpretarlo al cinema, anche i libri divennero più scozzesi». Del resto, inizialmente pare che lo stesso Fleming non fosse contento del fatto che Connery, scozzese di origini operaie che «non sapeva parlare l’inglese della Regina», nel 1962 fosse stato scelto per incarnare al cinema la sua elegante spia.
Non solo. Child rimarca che «Bond è un personaggio così profondamente legato agli anni Cinquanta che non funziona davvero nell’epoca contemporanea». Eppure, la saga letteraria comprende 14 libri originali scritti dal creatore Ian Fleming tra il 1953 e il 1966, e nel frattempo l’universo 007 si è espanso enormemente con oltre 40 romanzi “continuativi” e spin off commissionati negli anni ad autori del calibro di Anthony Horowitz, Raymond Benson e, ultimo, Charlie Higson che ha appena pubblicato l’ultimo King Zero della saga, in cui Bond ascolta Adele e guida una Nissan Qashqai – altro che Aston Martin. Dopo venti anni di Daniel Craig, ora si cerca pure il settimo Bond ufficiale al cinema: Jacob Elordi, Jack Lowden o Callum Turner? The times they are a-changin’.