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 2026  ottobre 14 Mercoledì calendario

Criminalità informatica e minacce concrete per i cittadini

L’attacco che ha manomesso centinaia di frigoriferi francesi nella stessa notte anticipa uno scenario molto più preoccupante: la possibilità di provocare danni materiali su larga scala attraverso internet. Finora la criminalità informatica ha colpito soprattutto banche dati e sistemi informatici aziendali, spesso con l’obiettivo di sottrarre informazioni sensibili. Ora ha davanti miliardi di oggetti connessi che governano attività del mondo fisico, spesso con protezioni inadeguate. «Non parlerei di preludio alla fine del mondo, ma sicuramente quanto accaduto è un’anticipazione di dove si sposterà la guerra informatica», spiega Gianni Cuozzo, fondatore e Ceo di Exein, azienda italiana tra le più rilevanti nel settore della cybersicurezza industriale.
Una delle ipotesi sull’attacco in Francia porta alle centraline Danfoss, azienda danese che produce sistemi di controllo per gli impianti frigoriferi. Le loro interfacce possono essere raggiunte via internet e consentono di modificare le impostazioni a distanza. Per i tecnici che devono fare diagnosi e manutenzione, è un vantaggio: non devono raggiungere ogni singolo supermercato. Per gli hacker, pure: se riescono ad accedere al sistema, sfruttando un difetto del software o credenziali compromesse, possono alterare diversi parametri, tra cui la temperatura.
Il rischio, in questo caso, era già noto. Lo scorso agosto Claroty, società specializzata in cybersicurezza industriale, aveva pubblicato una ricerca proprio sulle centraline Danfoss, individuando oltre 2.700 interfacce accessibili via web. I ricercatori avevano dimostrato che era possibile aggirare i sistemi di autenticazione ed eseguire comandi da remoto. Danfoss aveva rilasciato un aggiornamento di sicurezza e oggi sostiene che gli impianti colpiti in Francia utilizzavano ancora software obsoleto. È una possibilità concreta. «Nei sistemi fisici connessi l’aggiornamento non è sempre applicabile – spiega Cuozzo – perché a volte può cancellare la memoria del dispositivo costringendo l’utente a riconfigurarlo da zero. Quindi spesso non si aggiorna». Molti macchinari industriali possono restare in funzione per decenni senza che la loro sicurezza venga migliorata. Per gli hacker rappresentano bersagli particolarmente appetibili. Secondo Amir Preminger, direttore tecnologico di Claroty, «i dispositivi che controllano gli impianti di refrigerazione rappresentano un bersaglio privilegiato per chi vuole interrompere attività critiche». Nei magazzini farmaceutici, un guasto alla refrigerazione può compromettere la conservazione dei medicinali. Nei data center, il surriscaldamento può interrompere servizi digitali utilizzati da milioni di persone. I rischi sono ancora maggiori quando vengono colpite infrastrutture critiche. Pur non ritenendolo un pericolo imminente, Vincent Strubel – direttore dell’agenzia francese per la cybersicurezza – ha descritto recentemente a Le Monde lo “scenario peggiore”: un blackout su larga scala provocato da attacchi informatici, con conseguenze a catena sulla rete elettrica europea e sui servizi essenziali.
A rendere lo scenario più preoccupante contribuisce l’ascesa dell’intelligenza artificiale. Fino a pochi anni fa, attaccare un dispositivo connesso richiedeva conoscenze specialistiche e, spesso, mesi di lavoro. Con i modelli IA più avanzati, sostiene Cuozzo, «bastano due o tre ore». «Noi abbiamo accesso a Mythos di Anthropic e volendo possiamo mettere fuori uso un semaforo in sei minuti», ha detto il Ceo di Exein. Ma se un attacco informatico è diventato così semplice, perché episodi del genere non si verificano ogni giorno? «In realtà sta già avvenendo – risponde Cuozzo – solo che per anni gli attacchi ai sistemi fisici sono stati scambiati per semplici malfunzionamenti. Se ti rubano una password sul server, sai che è un attacco. Ma se domani mattina si spengono quattro semafori, nessuno penserà subito a un hacker. Questa è solo l’onda iniziale: se non interveniamo, entro cinque anni assisteremo al caos totale». Per ridurre questo rischio, Claroty raccomanda di utilizzare solo reti protette, o Vpn, per accedere alle interfacce di amministrazione. Exein invece lavora a software di sicurezza installati direttamente nelle macchine connesse, dotandole di un’IA in grado di «riconoscere le istruzioni che potrebbero avere conseguenze disastrose nel mondo reale». Ma Cuozzo guarda al futuro con preoccupazione: «Oggi la vulnerabilità di un oggetto, che sia pubblica o meno, è irrilevante: le tecnologie attuali permettono di scoprirla in tempo reale, analizzando il dispositivo».