corriere.it, 14 ottobre 2026
Ilva, scontro governo-opposizioni. A Genova i lavoratori occupano la Prefettura
Botta e risposta sull’Ilva tra governo e opposizioni nell’aula del Senato, nel terzo giorno di sciopero dei lavoratori che protestano contro lo stop degli impianti a Taranto e Genova. Protagonisti, da una parte, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni (in occasione delle comunicazioni in vista della riunione del Consiglio europeo di domani e dopodomani); dall’altra il senatore di Italia viva, Matteo Renzi.
La difesa di Meloni
«La situazione che abbiamo trovato riguardante l’ex Ilva quando siamo arrivati al governo era drammatica – ha sottolineato la presidente del Consiglio – quindi forse le risposte passate non hanno risolto il problema e il problema ce lo siamo caricato noi. Se i decreti di Renzi e di Monti sono stati così risolutivi perché ci stiamo ancora occupando dell’Ilva?», ha proseguito Meloni. Che ha poi aggiunto, rivolgendosi alle opposizioni: «Sono certa che abbiate delle soluzioni migliori, mi chiedo perché non le abbiate messe in campo quando eravate al governo».
La replica di Renzi
«Mi stupisco – ha replicato Renzi – che ancora non si dia la colpa all’evidente responsabilità di Depretis, di Crispi. C’è una evidente responsabilità nella storia di questo Paese, è sempre colpa di quelli di prima, e non del fatto che da 4 anni ci state voi. Comunque, sull’llva ci sono stati 12 decreti, 8 diretti e 4 collegati e c’è stata una serie di misure che avete preso voi».
A Genova i lavoratori occupano la Prefettura
Mentre al Senato si dibatteva sulle colpe della situazione attuale, nelle prime ore del pomeriggio di mercoledì 14 ottobre un gruppo di lavoratori dell’ex Ilva ha occupato la Prefettura di Genova facendo irruzione all’improvviso nell’edificio muovendosi dal presidio di protesta in corso da tre giorni in largo Eros Lanfranco. Gli operai in sciopero attendono garanzie dal governo sulla continuità produttiva dello stabilimento di Genova Cornigliano che finora non sono arrivate, perciò hanno deciso di dare un ulteriore segnale. Alcune decine di lavoratori si sono seduti nell’atrio della Prefettura di Genova e al secondo piano battendo i caschi e urlando lo slogan «L’Ilva di Genova non si chiude». Da quanto si apprende l’idea dei manifestanti sarebbe quella di dormire in Prefettura.
De Palma: «Urgente riaprire il confronto»
«Urgente la riapertura di un confronto al fine di dare risposte al rischio di crescente tensione dopo tre giorni di sciopero e manifestazioni in tutti gli stabilimenti ex Ilva», ha dichiarato all’Ansa il segretario generale della Fiom Michele De Palma, in merito alla mobilitazione dei lavoratori a Genova e Taranto. «Alla nostra richiesta di tutelare con la cassa straordinaria e in deroga tutti i lavoratori compreso l’indotto, la risposta del decreto è importante e indispensabile, ma non basta – ha spiegato -. C’è la necessità di allungare la tutela e contrattare un piano sociale della transizione per favorire uscite volontarie. Chiediamo un piano per garantire la continuità produttiva e occupazionale delle lavorazioni non sottoposte a fermo giudiziario a Taranto, Genova, Novi Ligure e Racconigi»
La cassa integrazione
Il governo, intanto, nel Consiglio dei ministri del 13 ottobre ha da un lato previsto la continuità dell’integrazione economica alla cassa straordinaria per i dipendenti di Acciaierie d’Italia fino a giugno 2027, con decorrenza 1° ottobre 2026 (fino a una platea di 9.200 lavoratori in cassa integrazione a zero ore), prevedendo la cassa integrazione anche per le aziende dell’indotto e dell’appalto (fino a un numero complessivo di 4.200 persone); dall’altro ha blindato l’area a caldo per mantenere gli impianti in modalità di preriscaldo in attesa che la Cassazione si pronunci il prossimo 20 ottobre sui ricorsi legati alla sentenza della Corte d’Appello di Milano e quindi sulla chiusura dell’area a caldo.
La fiamma accesa fino alla pronuncia della Cassazione
Ciò varrà fino alla pubblicazione della motivazione della pronuncia della Corte di Cassazione: in pratica il governo si è così premunito di fronte alla possibilità che una eventuale pronuncia favorevole della Cassazione – favorevole nel senso che annulla definitivamente o annulla con rinvio – arrivi dopo il 25 ottobre, data in cui scade il decreto della Corte d’Appello di Milano che obbliga Ilva e AdI, rispettivamente proprietario e gestore degli impianti, a fermare definitivamente l’area a caldo poiché inquinante.
L’incentivo a chi assume da Acciaierie d’Italia
Il decreto Ilva uscito dal Consiglio dei ministri, infine, prevede fra le altre misure un esonero contributivo totale «per i datori di lavoro che, dal 1° novembre 2026 al 31 dicembre 2027, assumono a tempo indeterminato lavoratori dipendenti di Acciaierie d’Italia e Ilva in amministrazione straordinaria» più un incentivo economico di 20 mila euro in due tranche. Inoltre, è stata prevista la possibilità di impiegare i cassintegrati di Acciaierie d’Italia nei lavori di pubblica utilità sulla base di accordi con gli enti locali.
Il nuovo commissario
È stato poi autorizzato il Mimit a trasferire ad AdI gli ultimi 40 milioni e mezzo rimasti dal plafond di 390 autorizzato dalla Commissione Europea. Da sottolineare, infine, che è prevista la figura di un nuovo commissario: il ministero delle Imprese, infatti, si occuperà della raccolta e del coordinamento degli investimenti superiori ai 10 milioni di euro localizzati all’interno di aree ex Ilva (100 ettari) e per gestire questo processo si affiderà, appunto, a un commissario.