Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  ottobre 14 Mercoledì calendario

Meta sfida i big dell’AI. Zuckerberg ora lancia il suo modello (a pagamento)

«Sono molto più vicino all’idea che l’intelligenza artificiale sia una tecnologia che possa essere sviluppata attraverso normali misure di sicurezza e realizzata in modo responsabile, piuttosto che a una visione antropomorfica dell’AI, secondo la quale questa finirebbe semplicemente per agire di testa propria». Mark Zuckerberg ribadisce così la propria fiducia nella possibilità di governare l’evoluzione dell’AI, prendendo le distanze da chi teme che sistemi sempre più avanzati possano sfuggire al controllo umano. Una posizione che accompagna la strategia di Meta, impegnata ad aumentare gli investimenti per competere con OpenAI e Anthropic.
Intervistato dal Financial Times in occasione della presentazione di Muse Wonder, il nuovo modello di intelligenza artificiale sviluppato dall’azienda, il fondatore di Facebook ne ha evidenziato le potenzialità: «Il sistema consentirà comportamenti molto più sofisticati, all’avanguardia rispetto a quanto viene sviluppato ora nel campo dell’intelligenza artificiale». Secondo i dati citati da Meta, Muse Wonder sarebbe in grado di superare i concorrenti. Un risultato che, ha precisato Zuckerberg, è frutto di un insieme di fattori: «Per arrivare a questo punto sono stati necessari sia una grande capacità di calcolo e investimenti, sia un lavoro scientifico molto rigoroso». Ed è così che il debutto di Muse Wonder rappresenta un passaggio significativo nella strategia del gruppo. Il modello sarà chiuso e le versioni più avanzate saranno offerte a pagamento alle aziende. Una scelta che segna un cambiamento rispetto all’approccio open source tradizionalmente adottato da Meta e che porta la società a confrontarsi direttamente con OpenAI e Anthropic nella conquista dei clienti.
Per Zuckerberg, tuttavia, il nuovo modello è soltanto una tappa. Il fondatore di Meta ha anticipato che il gruppo è già impegnato nello sviluppo di sistemi ancora più avanzati, affermando di stare «lavorando al prossimo salto in avanti». Le prospettive, secondo il ceo, sono quelle di un’accelerazione: lo sviluppo dell’intelligenza artificiale «probabilmente procederà molto più velocemente da qui in avanti». Visione che si distingue dagli appelli – primo tra tutti quello lanciato lo scorso settembre del ceo di Anthropic Dario Amodei – a rallentare il ritmo dell’avanzata dell’AI. Non per arrestare il progresso, ma per controllarne il processo e soprattutto limitare i rischi. Zuckerberg, diversamente, ritiene che sia possibile continuare nello sviluppo dell’AI senza rinunciare alla responsabilità. La sua posizione si fonda sulla convinzione che eventuali danni possano essere affrontati attraverso una progettazione adeguata e l’introduzione di limiti di sicurezza, senza frenare in modo significativo la ricerca. Intanto, accanto alla «spinta» tecnologica, Meta deve fare i conti con un’altra questione: la tutela dei dati personali. Alcuni utenti hanno espresso preoccupazioni sulle modalità con cui Muse Wonder potrebbe trattare le informazioni sensibili e le conversazioni private, riportando al centro del dibattito la privacy. Ma Zuckerberg considera la diffidenza nei confronti dei suoi servizi una possibile occasione di miglioramento: «Molti dei motivi per cui le persone potrebbero non fidarsi dell’azienda possono tradursi in innovazioni tecnologiche molto utili».
In tarda serata OpenAi ha spiegato su X che l’Fbi ha arrestato un suo dipendente che aveva nascosto «un sofisticato dispositivo di registrazione all’interno di uno dei nostri uffici». Al momento, si legge nel post, «non abbiamo riscontri che indichino un accesso improprio o l’esfiltrazione di pesi dei modelli, codice sorgente o dati dei clienti da parte di questo individuo».