Corriere della Sera, 14 ottobre 2026
Missili su Kiev, l’allarme non suona
«No, non abbiamo smesso di condividere informazioni di intelligence con l’Ucraina. Ma li stiamo aiutando concretamente ad arrivare a una soluzione definitiva. Vogliamo che la guerra finisca, quindi stiamo lavorando con loro, e con la Russia, per far sì che la guerra finisca». Parola di Donald Trump con i giornalisti prima della sua partenza per l’Alaska. Ma per tutto il giorno le voci su un possibile stop da parte di Washington nelle informazioni all’alleato ucraino si sono rincorse, dopo che cinque missili balistici russi hanno colpito la capitale ucraina nella notte di lunedì senza che suonassero gli allarmi. Il bilancio dei raid è stato di due vittime e decine di feriti. Tra gli obiettivi, un condominio di 25 piani. Un attacco «vile» secondo il presidente ucraino Zelensky, che ha aggiunto: «Purtroppo, non abbiamo ricevuto alcun preavviso dai nostri partner su questo attacco. Le informazioni di intelligence sui lanci di missili balistici russi aiutano a salvare vite, e questo è uno dei problemi più critici».
Dopo il bombardamento, i vertici militari ucraini hanno contattato le controparti americane. Secondo un alto funzionario citato dal Kyiv Independent, gli Stati Uniti avrebbero risposto di non aver rilevato il lancio. Questo dopo che – secondo diversi retroscena – nei giorni scorsi l’amministrazione Trump, impegnata a stringere un patto con il Cremlino sul diesel, avrebbe minacciato la delegazione ucraina presente a Miami per le trattative di ridurre l’intelligence se l’Ucraina non avesse fermato gli attacchi contro le raffinerie russe. Le pressioni avrebbero riguardato anche gli acquisti europei di armamenti statunitensi destinati a Kiev, compresi i missili intercettori Patriot. Poi, in serata, nuovi raid russi su Kiev, questa volta su una centrale elettrica e un condominio. Almeno altre due vittime, era il primo bilancio della notte comunicato dal sindaco Kiltschko. E anche questa volta – la conferma è arrivata da Zelensky – nessun avvertimento da parte degli alleati.
In tutto ciò non si ferma la guerra sul Mar Nero. Nella notte tra lunedì e ieri, due mercantili sono state colpite da droni vicino alla costa bulgara. Secondo il primo ministro bulgaro Rumen Radev, tutti i 15 membri dell’equipaggio, sette ucraini e otto azeri, sono stati evacuati al porto di Varna. Un’altra nave è affondata e cinque membri dell’equipaggio sono stati tratti in salvo, mentre 11 risultano ancora dispersi in mare. La maggior parte di nazionalità siriana, mentre tre sono egiziani. Per l’episodio Radev ha convocato l’ambasciatrice russa a Sofia.
Sull’altra parte del fronte il sindaco di Mosca, Sergei Sobyanin, ha affermato che 417 droni hanno preso di mira la regione della capitale. La maggior parte è stata abbattuta a distanza, 65 sono stati intercettati mentre si avvicinavano alla città. Una scuola, due abitazioni private e un’auto sono rimaste danneggiate nell’attacco nella regione di Kaluga.
E non scende la tensione tra la Russia e l’Europa. Ieri le autorità polacche hanno attribuito ai servizi russi la responsabilità dell’incendio doloso appiccato il 23 settembre a una stazione di terra di Starlink in Polonia, e hanno annunciato l’arresto in Germania di due cittadini turchi sospettati di essere coinvolti. Il tutto mentre l’ambasciatore belga a Mosca, Michel Zherebtsoff, è stato convocato al ministero degli Esteri russo «in relazione alle dichiarazioni anti-russe rilasciate dalle autorità del Paese». La parte russa respinge con fermezza le accuse «infondate e sempre più frequenti mosse dalla leadership politico-militare del Regno sulle crescenti minacce ibride, di sabotaggio e militari».
Oggi secondo il Kommersant il direttore dell’Fbi Kash Patel sarà a Mosca e San Pietroburgo per la prima missione dal 2013 mentre Zelensky ha annunciato nuovi incontri con gli inviati Usa Jared Kushner e Steve Witkoff.