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 2026  ottobre 14 Mercoledì calendario

Salvini, congresso in discesa. I nordisti «rinunciano» alla sfida

Di sicuro non ci sarà un candidato segretario alternativo. E forse nemmeno una mozione per sottoporre ai militanti chiamati a congresso le richieste di riassetto del partito in senso federalista. Ora che i contorni del congresso straordinario della Lega voluto da Matteo Salvini sono stati definiti, il fronte nordista sta valutando come giocare una partita che ha un esito scontato: la rielezione, per acclamazione, del leader uscente.
Per quanto il segretario a più riprese abbia invitato chi non condivide la sua linea politica a farsi avanti, giocando le proprie carte davanti alla base, nessuno dei critici ritiene vi siano le condizioni per affrontare la sfida. I 700 delegati (400 elettivi e il resto di diritto per le cariche ricoperte) che si ritroveranno a Milano sabato 24 e domenica 25 ottobre sono gli stessi che nell’aprile di un anno fa hanno decretato all’unanimità la conferma di Salvini alla guida del partito. Improbabile, se non impossibile, che quell’orientamento sia cambiato (e di certo non in maniera minimamente significativa).
Indicativa, in questo senso, la risposta data dal presidente della Lombardia Attilio Fontana, uno dei principali «dissidenti», ieri mattina a chi gli chiedeva se, con le modalità adottate, il congresso avesse perso di significato: «Nessuno di noi ha chiesto il congresso, quindi non è un problema che ci poniamo particolarmente». Un modo come un altro per dire che la strategia adottata da Salvini, con l’indizione a sorpresa delle assise che ha spiazzato i suoi avversari, rischia di portare al risultato paradossale di aver chiuso gli spazi di confronto perché, si sostiene, tutto sarebbe solo finalizzato a una conta interna e non ad aprire un confronto vero sulla linea politica del partito.
Obiezione a cui replica, a stretto giro di posta, il senatore Claudio Borghi, fedelissimo del segretario: «Abbiamo annoiato i nostri elettori per tutta l’estate con una narrazione sulle difficoltà interne alla Lega. Poi fai una cosa normale in un partito, ossia chiami un congresso dove si devono confrontare delle linee che evidentemente devono essere diverse e non appare un’alternativa. Allora mi verrebbe da dire: si poteva parlare di meno quest’estate, ma va bene, pazienza».
La riflessione in corso nel fronte nordista riguarda anche l’opportunità, o meglio la percorribilità, di una mozione che rilanci i temi sollevati nei mesi scorsi: riorganizzazione dell’assetto del partito, rilancio delle battaglie identitarie con particolare attenzione alle istanze che vengono dai territori da sempre bacino elettorale privilegiato della Lega. Fontana lascia trasparire che alla fine un documento potrebbe essere presentato («Può darsi, non abbiamo ancora deciso niente»). Si tratta di capire se dello stesso avviso, e con che contenuti, saranno anche Luca Zaia e Massimiliano Fedriga (il fronte nelle scorse settimane ha mostrato qualche crepa quando si è trattato di arrivare al dunque). Salvini ha precisato che le mozioni saranno votate per alzata di mano. E questo potrebbe risultare penalizzante per chi vuole sfidare il leader.
Curioso, infine, ma forse non casuale, che il congresso straordinario sarà presieduto da Lorenzo Fontana, il presidente della Camera molto vicino a Salvini, e non come è avvenuto nelle ultime occasioni, da Giancarlo Giorgetti, per qualcuno sospettabile di simpatie «nordiste».