Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  ottobre 14 Mercoledì calendario

Conte all’assalto del Pd. Gelo con Schlein, le mosse per evitarsi

Dritto per la strada che si è prefissato, Giuseppe Conte rifiuta l’etichetta del guastatore, ma anche ieri è andato all’assalto del Pd. «In queste ore stiamo lavorando anche per la risoluzione sul Consiglio europeo, confido che questo tentativo anche sul passaggio del conflitto in Ucraina possa compattare tutte le opposizioni», ha fatto sapere il leader del Movimento 5 Stelle. Peccato che i suoi alleati non sappiano nulla di questo tentativo (smentito dal Pd) e che ogni partito di opposizione abbia già pronta la sua mozione.
«Quello vuole far credere che sta lavorando per un testo unitario per poi darci la colpa della rottura e schiacciarci sui guerrafondai», lamenta un senatore dem. Più diplomatico – ma fermo – il responsabile Esteri Peppe Provenzano: «Il nodo dell’Ucraina non si risolve dalla sera alla mattina con un passaggio parlamentare, ma a un tavolo politico con i leader». Anche Francesco Boccia replica all’ex premier: «Unità non significa uniformità. E infatti il programma comune sarà una sintesi politica delle diverse sensibilità senza pretendere di cancellarne l’identità. Il rispetto delle differenze non è un ostacolo all’unità ma la condizione per renderla solida e credibile».
E Lorenzo Guerini, definitivo: «Meglio divisi che ambigui. All’unità arriveremo... con pazienza». Il leader dei riformisti dem ha da ridire anche sul percorso per arrivare alla pace delineato da Goffredo Bettini giorni fa sul Corriere: «È politicamente incomprensibile e moralmente inaccettabile dire o ci stai sulla road map o sospendiamo gli aiuti. Se li sospendi dai una mano alla Russia». Il fatto è che non c’è nessuna mediazione al momento su Kiev. I tentativi fatti nei giorni scorsi da Bonelli e Fratoianni per trovare un compromesso sul programma tra Schlein e Conte non sono andati a buon fine. E non certo per la strenua resistenza della segretaria pd.
Non pago, però, Conte prosegue il suo assalto: «Siamo veramente orgogliosi di aver compattato le opposizioni sul nostro no al riarmo», dichiara a proposito della risoluzione unitaria delle opposizioni sul Dpfp. Come a dire: il Pd e gli altri sono venuti sulle mie posizioni. Anche questa volta i dem non ci stanno. «Come sapete bene quel testo è anche il frutto del nostro lavoro testardamente unitario», dice Elly Schlein ai suoi. E in pubblico spiega: «È una prima bozza del programma». Il sospetto del Pd è che Conte cavalchi questi temi per trovare consensi alle primarie dagli elettori di Avs e dagli under 20.
E quella di ieri per i rapporti tra la segretaria del Pd e l’ex premier è la giornata della freddezza, nonostante la risoluzione unitaria. I due cercano di evitarsi il più possibile. Entrambi vanno a trovare gli universitari che protestano a piazza Montecitorio per l’emergenza abitativa. Però in tempi diversi. Prima Schlein, poi Conte. Entrambi vogliono essere presenti al Cinema Moderno dove Susan Sarandon presenta il suo nuovo film. E anche stavolta la segretaria dem va prima per una chiacchierata con l’attrice, mentre l’ex premier fa capolino dopo e si apparta nell’ultima fila della sala per parlare fitto fitto con Goffredo Bettini.
Al Pd vedono come un’offensiva contro la segretaria anche quell’insistenza sul fatto che debba essere lei a fare da garante di Matteo Renzi, «che ci fa perdere voti e che non potrà fare il ministro del nostro governo». L’altro ex premier, quello che ora di mestiere fa il leader di Italia viva, fornisce ai suoi questa spiegazione di tanta perseveranza da parte di Conte: «Il fuoco amico di Giuseppe e tutti i suoi attacchi? La verità è che ha ceduto su di me. Tutti sanno che non me ne frega un cavolo di fare il ministro e lui tira fuori proprio quella condizione... Eppoi Elly preferisce avermi dentro perché non vuole perdere le elezioni. E alle primarie vincerà lei, Conte se ne è accorto ed è per questo che si è messo a parlare del terzo uomo».