Corriere della Sera, 14 ottobre 2026
Al via l’Autonomia per le Regioni. Rinvio sulla legge di Bilancio
Lo schema con le principali voci di spesa e di entrata non c’è. Per avere visibilità sulle misure e le coperture della legge di Bilancio occorrerà attendere. Nel Consiglio dei ministri di ieri sera è stato approvato il Documento programmatico di bilancio (Dpb), una schematica sintesi con il minimo indispensabile di dati e proiezioni che verrà inviata a Bruxelles nelle prossime ore. Tanto che il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, non ha preso neanche parte alla conferenza stampa al termine della riunione del governo. Sui contenuti della legge di Bilancio si è consumato, tra l’altro, un piccolo giallo poiché, in un primo momento, nell’ordine del giorno figurava l’«illustrazione delle linee dello schema di disegno di legge» sul «Bilancio di previsione per l’anno finanziario 2027 e bilancio pluriennale per il triennio 2027-2029». In realtà non era prevista alcuna illustrazione e l’ordine del giorno è stato corretto da Palazzo Chigi, spiegando che per «un mero errore materiale, ne è stato trasmesso uno non aggiornato».
Disguidi a parte, il Consiglio dei ministri, oltre a un sintentico Dpb, ha approvato i disegni di legge che consentono di portare a termine l’iter per l’Autonomia differenziata delle Regioni (a farne richiesta sono state Lombardia, Piemonte, Liguria e Veneto). «Una storica battaglia della Lega che non è mai stata così vicina alla sua realizzazione», ha subito rivendicato il ministro per gli Affari regionali, Roberto Calderoli. A stretto giro è arrivato l’attacco del governatore della Puglia, Antonio Decaro, che ha bollato il provvedimento come «cambiale elettorale interna alla maggioranza», annunciando un ricorso alla Consulta.
A ottenere il via libera sono state inoltre le misure urgenti per la cassa integrazione dei lavoratori dell’ex Ilva e il decreto che interviene sul codice della strada. Ma la priorità del governo resta dare forma all’ultima legge di Bilancio in vista delle elezioni del prossimo anno. Il punto è che un impianto definitivo arriverà soltanto a valle delle numerose trattative aperte dal governo a Bruxelles. A preannunciarlo è stato lo stesso Giorgetti, spiegando in aula alla Camera che l’approvazione del disegno di legge di Bilancio avverrà più tardi del previsto e che occorrerà attendere l’esito dei negoziati in corso tra Roma e Bruxelles. I tavoli aperti sono numerosi e riguardano, per esempio, la richiesta di utilizzare le risorse dello scostamento di Bilancio destinate alla riqualificazione energetica per fare fronte al caro bollette di famiglie e imprese, così come la possibilità (avanzata anche da altri governi) di tassare i profitti delle compagnie petrolifere ed energetiche, si aggiunga la domanda della premier Giorgia Meloni per ottenere maggiore flessibilità, stante una corsa dell’inflazione che altera e fa salire la spesa pubblica, e, infine, l’istanza per una radicale revisione del meccanismo europeo di scambio sulle quote di emissione di Co2 (Ets), che pesa sui prezzi dell’energia. Insomma, un pacchetto di misure molto consistente che, se dovesse incassare anche un parziale via libera, aprirebbe spazi per finanziare i tanti interventi che le forze di maggioranza sollecitano al governo, a cominciare da una misura bandiera come l’estensione del taglio dell’Irpef fino a 60 mila euro, che ora viene ritenuta a rischio.
L’auspicio di un quadro più favorevole è dunque motivo per tardare l’elaborazione della manovra, confidando che nel Consiglio Ue del 15 e 16 ottobre o al più tardi nell’Eurogruppo del 9 novembre, possa arrivare una qualche fumata bianca. Certo è che così facendo slitterà il termine, non perentorio, del 20 ottobre per l’invio della manovra al Parlamento. Nell’attesa il governo ha incassato il sì del Parlamento al Dpfp e allo scostamento per quasi 29 miliardi flessibilità concessa dall’Ue.