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 2026  ottobre 14 Mercoledì calendario

Casa e bollette, in 25 anni i prezzi sono più che raddoppiati

In 25 anni, dal 2000 al 2025, l’indice dei prezzi al consumo in Italia è cresciuto in media del 63%. Ma casa e utenze hanno registrato incrementi vicini al 120%, trainati dalle spese per elettricità e combustibili, così come servizi finanziari e assicurativi che superano il 100%. Gli aumenti per alimentari e bevande si attestano intorno al 90%, di poco sotto ristorazione e alloggi (86%) e trasporti, intesi come acquisto auto e carburanti (78%). Per istruzione e sanità gli incrementi sono stati sotto il 30% (rispettivamente 25% e 16%), mentre servizi di informazione e comunicazione hanno registrato una diminuzione del costo di beni e servizi del 58%. Il calcolo è dell’Istat che ieri, insieme alle nuove iniziative organizzate nell’ultimo trimestre 2026 per i cento anni dell’Istituto, ha presentato il report «Storie di dati – Prezzi al consumo».
E fa il confronto dell’andamento dei prezzi degli ultimi cento anni di beni e servizi evidenziando differenze significative: «Dalla metà degli anni ‘50 a oggi i prezzi dei beni sono aumentati di circa 30 volte, quelli dei servizi di circa 60». Nel 1926 con il corrispettivo di 5 euro in Italia si potevano comprare 5,5 chili di patate. Nel 2025 i chili scendono a 3. Con la stessa cifra si portavano a casa più di 3 litri di latte; nel 2025 i litri scendono a 2,86. Però nel 2025 con 5 euro si acquistano quasi 4 chili di zucchero, nel 1926 appena 72 grammi: allora il prezzo dello zucchero era quasi 2,5 volte quello del pane, nel 2025 è meno di un terzo. Lo stesso accade con il caffè: 3,1 chili nel 2025 per 5 euro, la metà (1,52) 99 anni fa. E la pasta: da 1,3 chili nel 1926 a quasi 3 nel 2025. La differenza, spiega il report, sta nei costi legati alla produzione e al lavoro, aumentati per l’agricoltura ad esempio, diminuiti per i beni trasformati industrialmente (come lo zucchero).
L’Istat ricorda poi le tre grandi crisi energetiche: 1973-74; 1979-80; 2021-22. «In tutti e tre i casi – si legge nel report —, gli aumenti su base annua dei prezzi finali dei beni energetici hanno superato il 50%, raggiungendo il massimo storico del 71,6% nell’ottobre 2022». Nel 2026, la nuova impennata del prezzo dei beni energetici è causata dallo scoppio della guerra nel Golfo. In Europa, Italia e Spagna hanno avuto «dinamiche inflazionistiche più accentuate» rispetto a Germania e Francia, facendo più fatica ad adeguarsi alla disciplina dei prezzi imposta dalla moneta unica. Ma dall’introduzione dell’euro, sottolinea l’Istat, i tassi di inflazione sono stati più contenuti per tutti i quattro Paesi. Negli ultimi 10 anni, «anche per la bassa crescita economica» Italia e Francia hanno avuto dinamiche inflazionistiche molto simili con tassi inferiori rispetto agli altri due Paesi.