Corriere della Sera, 14 ottobre 2026
La cautela di Giorgetti: nuvoloni all’orizzonte, ma parla all’aula vuota
«Si annunciano nuvoloni all’orizzonte», dice poco dopo le 9 del mattino. Spiega che «quando il bollettino meteorologico annuncia tempesta, prima di uscire in mare aperto conviene assicurarsi delle condizioni dell’imbarcazione ed è quello che abbiamo cercato di fare». Una rotta che «riteniamo di dover confermare» e «questo documento mira a rispettare il sentiero di consolidamento della finanza e punta a rispettare i target fissati dalla nuova governance europea». Mentre il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti presenta il Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) e chiede il via libera allo scostamento di Bilancio da 29 miliardi per il biennio 2027-2028 – «un sentiero obbligato e consapevole rispetto alla linea di prudenza che ho richiamato» —, nell’Aula di Montecitorio ad ascoltarlo sono davvero in pochi (neanche una ventina).
Vuoti i banchi del governo. Quasi vuoti quelli del centrodestra. Tanto che la deputata pd Maria Cecilia Guerra gli esprime «solidarietà» per essere stato «abbandonato totalmente dalla sua maggioranza, indecente, non si è mai visto in un passaggio così significativo per il nostro Paese». Il ministro prima di andare in Senato si limiterà ad una battuta con Repubblica: «Io c’ero, loro non vogliono lavorare di lunedì ma sembra che nemmeno martedì abbiano tanta voglia». Ma tanto basta alle opposizioni per attaccare il governo «che lascia solo Giorgetti e continua a litigare sulla legge di Bilancio» e il Dpfp che «certifica le difficoltà del Paese senza indicare una strategia: un’immagine plastica di un governo diviso e senza strategia», scrivono in una nota congiunta i gruppi parlamentari di Pd, M5S, Avs, Iv e +Europa alla Camera, sottolineando «il fallimento politico del governo scritto in modo incontrovertibile nei dati economici».
Nei suoi interventi, alla Camera e al Senato, Giorgetti però rivendica «la prudenza e il rigore» del Dpfp e «uno scostamento di Bilancio che garantisce la sostenibilità della nostra finanza pubblica e del nostro debito senza mettere a rischio quello costruito in questi 4 anni», ricorda che «questo governo non ha creato nuovo debito ma lo ha ereditato e gestito al meglio» e chiede «un approccio condiviso per permettere all’Italia di presentarsi in modo credibile alle istituzioni e ai mercati». Spiega quindi che il deficit in più per l’energia «debba essere volto a dare un sostegno in modo selettivo e temporaneo a famiglie e imprese» e azzarda una possibile uscita dalla procedura d’infrazione sul deficit «la prossima primavera». Al Senato Matteo Renzi (Iv) lo attacca, gli dà del «piagnone» perché «si lamenta del passato ma c’era lui» e lo accusa di «aver sbagliato i conti sul deficit». La deputata della Lega Vanessa Cattoi invece rilancia sul gas russo: «Superiamo l’assurdità di non poterlo acquistare». Alla fine i deputati arriveranno in Aula per il voto e si vedrà anche qualche ministro. Scostamento e Dpfp vengono approvati.