Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  ottobre 13 Martedì calendario

Francia, boom di violenze. E la sinistra isola Mélenchon

Almeno otto feriti tra il personale scolastico durante le proteste studentesche di ieri, inizio della quarta settimana di mobilitazione e vigilia del «quinto atto» previsto per oggi. Oltre 6mila fermati dalla polizia finora, di cui il 90% sono minorenni, per lo più fra i 15 e i 16 anni. Un altro episodio, apparentemente slegato alle manifestazioni scolastiche, in cui un 14enne è accusato di tentato omicidio dopo aver sparato diversi colpi di fucile nella sua scuola media di Aubagne, a est di Marsiglia, ferendo un preside e un insegnante. A sei mesi dalle elezioni presidenziali del 18 aprile, la Francia si interroga sull’impennata di violenza, soprattutto giovanile, che la sta attraversando. Un’escalation che, in realtà, va avanti da due decenni, dalla rivolta delle banlieue del 2005 fino agli scontri di questi giorni, passando per la rabbia dei gilet gialli nel 2018 e poi ancora per i saccheggi e gli assalti agli edifici pubblici del 2023, prima contro la riforma delle pensioni, poi per l’uccisione del diciassettenne Nahel da parte di un poliziotto.
La rabbia esplode in Francia per i motivi più disparati e i protagonisti della violenza sono sempre più spesso ragazzi sotto la maggiore età. Il ministero dell’Istruzione ha ammesso che, nonostante le chiusure dei licei siano in calo e il 96,5% degli istituti sia rimasto aperto lunedì, «la violenza si sta intensificando». È un’amara constatazione che, alla vigilia di elezioni presidenziali cruciali per il futuro di una Francia divenuta il nuovo «malato d’Europa», si è trasformata in uno scottante tema sociale e al tempo stesso politico. Che vede protagonista, suo malgrado, il leader dell’estrema sinistra, Jean-Luc Mélenchon, accusato di soffiare sulla rivolta studentesca, e che replica puntando il dito sul primo ministro Sébastien Lecornu, colpevole – a suo dire – di fomentare l’uso di manganelli e gas lacrimogeni delle forze dell’ordine ai danni dei giovani in piazza, con l’obiettivo di «creare scompiglio e violenza».
Dopo settimane di silenzio e a pochi mesi dalla fine del suo secondo e ultimo mandato, il presidente uscente Emmanuel Macron ha stigmatizzato «la volontà di strumentalizzare» la rabbia degli studenti, riferendosi chiaramente alla France Insoumise di Mélenchon senza nominarla esplicitamente, e ha invitato «alla calma, all’ordine e al rispetto delle persone e dei beni». Ben più tranchant Marine Le Pen che, dopo aver invocato una legge anti-vandali e accusato Macron di aver voltato le spalle alla polizia, riferendosi al tentato omicidio del 14enne di Aubagne ha ammesso amaramente che «l’insicurezza è penetrata anche nelle scuole», pur essendo «la più fondamentale delle libertà» e ha promesso: «La restituiremo al popolo francese».
L’ultimo sondaggio (Toluna Harris Interactive per M6 e Rtl) conferma la leader del Rassemblement National favorita al primo turno delle presidenziali con il 35-37%, seguita a distanza da Mélenchon tra il 18% e il 19%, Édouard Philippe (centrodestra presidenziale) fra il 13% e il 17%. A seguire, tra il 10% e l’11%, il nuovo leader della sinistra anti-Mélenchon, l’eurodeputato Raphaël Glucksmann nominato domenica candidato socialdemocratico dopo le primarie congiunte di Socialisti e Place Publique, che non intendono correre con il «Chavez di Francia». Il voto ha consacrato la frattura a sinistra proprio in funzione anti-Mélenchon, dopo che tutti i sondaggi danno il tribuno della gauche al ballottaggio contro Le Pen. Nonostante Glucksmann sostenga che la sua sia «la forza che impedirà a Marine Le Pen di diventare presidente», il suo primo obiettivo è lo sgambetto a Mélenchon, in modo che non approdi al secondo turno. La priorità, a sinistra, è fermare la corsa del «guru» dell’estrema sinistra che soffia sul caos. Glucksmann ha parlato chiaro: «Jean-Luc Mélenchon è diventato il Jean-Marie Le Pen dei nostri tempi».