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 2026  ottobre 13 Martedì calendario

Mauro Pagani ricorda la sua carriera

“Dopo la perdita della memoria e due mesi di ricovero recuperai i ricordi di una vita riascoltando i dischi in cui avevo suonato. Mi dissi: cazzo, quante cose ho fatto!”.
Il primo test, caro Mauro Pagani?
Storia di un minuto. La mia Pfm, gli anni meravigliosi del prog, prima che cominciassimo a suonarci troppo addosso. I ragazzi di 50 anni fa sognavano di vedere, da vivi, un mondo migliore. Mai avremmo immaginato che il futuro potesse diventare un cerino destinato a spegnersi.
Dopo vent’anni dall’ultimo disco solista, è tornato con un lavoro struggentemente ‘alla vecchia’: Tutto è già qui, dove un brano, come in un corto circuito spirituale, si intitola Tutto mi manca.
La mia generazione ha avuto molte possibilità. Ci siamo fatti travolgere. Ne abbiamo tratto la forza per scegliere, e far sì che le cose accadessero. Nessuno, oggi, può permettersi il lusso della codardia, tantomeno per i soldi.
Per la Premiata lei scriveva anche i testi. Quanto c’era di suo in Impressioni di settembre?
Il giusto. Andai da Mogol in Brianza con un quadernetto pieno di appunti. Mi disse: racconta. Ci confrontammo. Così nacque Impressioni di Settembre.
Il secondo disco per uscire dal blocco mnemonico?
’Creuza de Ma’. Pubblicato Anime Salve, Fabrizio mi chiamò per scrivere qualcosa di nuovo insieme. Gli domandai: ‘vorresti un disco allegro o triste?’
E De André?
‘Triste, per forza: dovrà essere la foto della fine di questo secolo di merda’.
Lei macinò idee.
Faber amava l’intro de Le Nuvole, la sonata per orchestra. Ripartii da lì. Mentre componevo seppi che stava male, si era rintanato, non voleva lo si andasse a trovare. Non sono riuscito a concludere quelle musiche. Mi aveva chiesto di mettere su spartito il funerale del 900, mi resi conto di essere alle prese con il suo. Non riuscii a fargli ascoltare nulla.
Un’incompiuta. Come quando lei e Demetrio Stratos decideste di fondare un nuovo gruppo.
Stratos se ne andò repentinamente, fu uno strappo lacerante per me. Io ex Pfm, lui ex Area. Coltivavamo progetti, Demetrio avrebbe voluto cantare in modo meno sperimentale. Andai a trovarlo al Sacco prima che lo trasferissero a New York. Incontrai Gianni Sassi: ‘I medici dicono che non c’è più nulla da fare’. Restai pietrificato, piansi a dirotto. Stratos era in una stanza sterilizzata, protetto da un vetro. Gli parlai attraverso un citofono. La sua voce era sottile, quel timbro divino stava sparendo.
Materializziamo un sorriso: Ornella.
Eravamo stati a una premiazione del Tenco, al ritorno viaggiavamo insieme, in auto. Mi diceva: ‘non mi sento bene, fatico a respirare. Mi dite tutti che devo tenere a bada l’ansia’. Giorni dopo squillò il telefono, andò giù dritta come al solito.
E?
‘Ansia un cazzo! Stavo morendo! Mi hanno messo due stent!’ Era una forza della natura. Una volta mi chiese: ‘Dove andrete in vacanza?’. Le risposi: ‘Boh, le Maldive’. Due giorni dopo mi chiamò un discografico: ‘So che Ornella verrà con voi alle Maldive’.
Ce l’avete portata?
Ma no, si fissava, era adorabile. Alzavi la cornetta e lei, di botto: ‘Allora? Partiamo?’.
Tra mille, la collaborazione con Guccini.
Un tributo in due volumi, Note di viaggio, con le migliori voci italiane. Andai a Pavana per fargli sentire gli arrangiamenti. Il risultato gli piacque. E dopo una pausa: ’però un paio di cose mi convincono di meno’.
Quali?
Non lo saprò mai.
E il violino per Vasco in Ogni volta?
Non era in studio. Suonai 4 versioni dell’assolo. Loro scelsero. Se con Ligabue ho fatto quattro tour, quell’episodio racchiude tutto il mio rapporto con Vasco. A un Primo Maggio gli feci: ‘Sono contento di vederti’. Lui: ‘Be’, pure io, sai’. Stop.
A proposito di violini, Greg Lake gliene regalò uno per le nozze.
Lo conservo ancora. Con la Pfm suonavamo al mitico Rainbow di Londra. Prima del concerto un tecnico inciampò sul filo teso del mio violino, posizionato in scena. Lo strumento volò in aria e cadde frantumandosi. In prima fila, schierati, erano venuti tutti gli Yes e gli Emerson, Lake & Palmer. Il concerto riuscii a farlo con un violino di scorta. Greg decise di regalarmene uno nuovo, dopo aver assistito al fattaccio.