la Repubblica, 13 ottobre 2026
Intervista al sindaco più anziano d’Italia
Il giovanotto nella fotografia appesa al muro osserva il giovanotto seduto alla scrivania. In fondo, Sergio Mattarella (85 anni) ne ha appena tre in meno di Gianfranco Ludovici, nato il 5 luglio 1938 e ufficialmente il sindaco più vecchio d’Italia, 6 mandati dal 1995 con una breve pausa all’opposizione nell’aula consiliare di Basaluzzo, provincia di Alessandria, ai piedi della Liguria e di una vita intera. Lista civica “Insieme per Basaluzzo, il cuore batte ancora”.
Signor sindaco, senza offesa, ma sembra un bollettino medico.
«In effetti, nell’ultima riga del romanzo delle mie malattie c’è scritto: “È ancora vivo!”. Scherzo, sto benissimo».
Cominciamo da quella brutta parola, vecchio?
«Possiamo anche dire longevo, ma la sostanza non cambia. Questo mestiere mi ha allungato la vita: al mattino sono una pentola a pressione, un fulmine, mi ricordo tutto».
Ci racconti la sua giornata.
«Sveglia alle sei, doccia, colazione, Rainews 24 e SkyTg 24, giornale, che è Repubblica e non per piaggeria, poi in ufficio. Siamo alle prese con le varianti di bilancio. Ho una squadra fortissima, la mia vice Silvana Cravenna è una ragazza di 70 anni, beata gioventù».
Mancano i ragazzi?
«Si interessano poco di politica, lavorano a Torino o Milano, la sera vogliono svagarsi, li capisco anche. Ma per me è ancora una passionaccia. Due anni fa volevo smettere, ma chi doveva sostituirmi si è chiamato fuori. Ora il mandato scadrà nel 2029, quando di anni ne avrò 91: se ci arrivo, ma io ci arrivo, poi sarà ora di smettere».
Chi glielo fa fare?
«Ma mollà lì, mi ripeteva la mia povera moglie che mi ha lasciato tre anni fa. Ma questa è la mia vita, e ne ho una soltanto. Di Basaluzzo conosco tutte le pietre e tutti i tombini. Amministrare una città o un paese è anche questo».
Quali sono i grattacapi veri?
«L’emergenza sociale e i lavori pubblici. Ma io cerco di fare una cosa per volta, con calma e se possibile con ironia. Ho un cartello che espongo sul cruscotto dell’auto, “Sindaco in missione”. Mi piace incontrare la gente, ascoltare».
Ci fa vedere la sua agenda?
«Guardi un po’ qui... Inaugurazione asilo, teatro, giunta, cena di compleanno, intervista con lei... Unico buco libero, mercoledì. Ma vedrà che si riempie».
C’è un segreto per essere felici nel lavoro a ogni età?
«Scegliere per tempo quello giusto e non tradirlo. E poi l’amicizia, che è il bene più prezioso: non bisogna far parola con nessuno, non si deve litigare perché domattina non ci siamo più. Non ha senso bisticciare oggi per morire domani».
Per tenersi in forma, un po’ di sport?
«Giocavo a tennis con Gian, un caro amico: cardiologo, purtroppo. Tre anni fa mi ha detto: come compagno di campo ti direi di continuare, ma come medico devo consigliarti di smettere. E così è stato».
Che posto è Basaluzzo?
«Tranquillo, si sta bene e la vita costa un po’ meno che altrove. Abbiamo la materna, le elementari e le medie, mancano il nido e le superiori e anche un po’ di negozi, veramente. È successo con l’avvento del supermercato».
Una cosa recente?
«Beh, insomma. Trent’anni fa».
La sua famiglia la segue? La incoraggia?
«Figli e nipoti sono un po’ contrari, ma sanno quanto mi piace fare il sindaco. Abito a duecento metri dal municipio, che alla fin fine è la mia casa».
E la politica cos’è?
«Fare qualcosa di utile per gli altri, credere che le cose difficili non sono mai impossibili. Ora, per esempio, speriamo che parta l’iter per avere il casello autostradale di Basaluzzo/Acqui. Venerdì ne ho parlato con il ministro Salvini, ci siamo anche fatti una bella cenetta. Ha promesso che porterà l’istanza in Europa».
Quando ha capito che amministrare era la sua vocazione?
«Nel 1985 sono entrato in consiglio comunale, nel 1990 sono diventato assessore. Prima, avevo lavorato come perito nel settore dei mezzi di sollevamento, Italsider e poi Zaire, Iran, Venezuela, Brasile, persino due settimane in Germania Est quando ancora esisteva. Ho girato mezzo mondo per capire che il mio mondo è Basaluzzo, con 2.070 abitanti e un sacco di cose da fare. Per una quindicina d’anni il mio vice è stato Cesare Demicheli, che ha 87 anni e ha smesso da poco per motivi di salute. Abbiamo lavorato proprio bene insieme».
Ma lei lo sapeva di essere il sindaco più vecchio d’Italia?
«No, mi è arrivata una nota dell’Anci ed è stata una bella soddisfazione. Poi la nostra ragioniera Alessandra Passalacqua che ha trent’anni, beata lei, ha mandato in giro una pec con la notizia, proprio uno scherzetto, e infatti adesso eccovi qui, giornalista e fotografo!»
Smetterà prima il presidente della Repubblica.
«Anche lui all’ultimo giro avrebbe preferito evitare, un po’ come me, con rispetto parlando. Ma la politica è servizio, e quando si è chiamati non è possibile tirarsi indietro».