corriere.it, 13 ottobre 2026
Don Giuliano Nava, il giudice che ha annullato 2.500 matrimoni, apre uno sportello
La chiesa di Treviglio apre uno «sportello» per fornire informazioni pratiche sulle modalità e il processo ecclesiastico per ottenere la nullità del matrimonio religioso.
«La necessità di questo servizio – spiega il parroco, monsignor Zaccaria Bonalumi – è emersa perché alcuni fedeli, durante la confessione, hanno raccontato la loro situazione matrimoniale, da cui si capisce una profonda sofferenza». Il matrimonio religioso, però, è un sacramento e non si può sciogliere con il divorzio come quello civile. «In precise situazioni – dice il parroco – la Chiesa può dichiarare che non è mai esistito e quindi non annullarlo, cosa non possibile, ma dichiararne la nullità. Serve, però, un procedimento davanti a un tribunale ecclesiastico».
Il punto d’ascolto sarà gestito da don Giuliano Nava, arrivato a Treviglio l’anno scorso, dopo la pensione. Il sacerdote, per dieci anni rettore della cattedrale di Ancona, ha studiato teologia con il cardinale Carlo Maria Martini, per poi lavorare dal 1984 al tribunale ecclesiastico di Milano e dal 1990 è stato giudice di quello di Fermo, dichiarando nulli più di 2.500 matrimoni. «Quest’iniziativa – continua monsignor Bonalumi – si prefigge anche di fare chiarezza perché abbiamo constatato che c’è un immaginario sulla Sacra Rota che non corrisponde alla realtà; molti pensano che ottenere la nullità sia una possibilità difficilmente percorribile e piena di complessità o che abbia costi spropositati».
«Negli ultimi anni – conferma don Giuliano – la legge canonica è cambiata con le innovazioni procedurali portate da Papa Benedetto XVI e da Papa Francesco, e si è valorizzato l’aspetto pastorale per andare incontro a situazioni di disagio. Da un punto di vista teologico Dio suscita la libertà e poi promuove la responsabilità. I fidanzati, celebrando le nozze con il loro consenso, lo fanno secondo queste due indicazioni e, se una delle due viene a mancare, ecco che il matrimonio non sorge e si può dichiararne la nullità». Per arrivare a questo risultato anche uno solo degli sposi può avviare il procedimento ecclesiastico. «Prima di tutto – precisa don Giuliano – occorre accertare il fumus boni iuris (la probabile fondatezza, ndr) e si fa in tribunale. Il nostro punto d’ascolto potrà però anticipare questa fase sveltendo il processo».
L’iniziativa si prefigge anche di sfatare le leggende sui costi. «C’è l’idea che siano stratosferici – dice don Nava —, ma non è più così. C’è un contributo fisso di 516 euro per il processo, mentre l’avvocato può richiedere al massimo 2 mila euro. E si può ottenere anche il gratuito patrocinio. Dal 2015 con la riforma del diritto canonico Mitis Iudex di Papa Francesco è stato introdotto anche il processus brevior con il giudizio diretto del vescovo. Per questo la richiesta va fatta al tribunale e ci devono essere il consenso di entrambi i coniugi e l’evidenza di una delle cause di nullità».
Su queste ultime l’ex giudice ecclesiastico nota un cambio nel corso degli anni: «Fino al 2005 prevaleva il vizio di consenso per la mancanza di una delle caratteristiche fondanti del matrimonio cristiano: l’unità, la fedeltà e l’apertura ai figli. Laddove ne manchi anche una sola il matrimonio è dichiarato nullo. Dal 2005 è diventata preminente l’incapacitas psicologica. Si può arrivare al matrimonio non sufficientemente maturi per valutare in modo libero la scelta che si è fatta. Un altro motivo di nullità ricorrente è la mancanza di libertà, come per esempio nel caso di una ragazza incinta spinta a sposarsi dai genitori. Il matrimonio è una scelta libera e nessuno deve esservi obbligato».