corriere.it, 13 ottobre 2026
L’ambasciatrice Usa in Grecia si dimette dopo le pressioni di Trump
«Non siamo contenti». Quando Donald Trump passa al plurale, di solito qualcuno sta per restare da solo.
Stavolta è toccato a Kimberly Guilfoyle, l’ambasciatrice americana ad Atene. ed ex fidanzata del figlio del poresidente Usa, Donald jr. L’esponente diplomatica, travolta da una serie di scandali finanziari, si è dimessa dal suo incarico dopo le pressioni arrivate direttamente dalla Casa Bianca. Ftali per Guilfyle è stata una pila di scoop del Wall Street Journal che le attribuiscono favori a un’impresa greca, jet privati offerti da uomini d’affari e 100 mila dollari chiesti a un donatore in cambio di porte aperte a Washington.
Venerdì Trump sembrava cadere dalle nuvole: «L’ho appena saputo, peccato. È sempre stata molto gentile». Tre giorni dopo il tono è cambiato. Oggi, per le «accuse di condotta inappropriata», arriva la richiesta direttamente dalla Casa Bianca: «Dimettiti».
L’ambasciatrice (ormai ex) ad Atene ha eseguito l’ordine ma non rinuncia a una replica. «La accuse contro di me sono false e difenderò con determinazione il mio nome, la mia reputazione e la mia integrità» ha dichiarato confermando che lascerà l’incarico. «Servire gli Stati Uniti è stato l’onore della mia vita», ha aggiunto Guilfoyle in un post su X, ringraziando Trump, ed il segretario di Stato, Marco Rubio. Guilfoyle ha infine ribadito la propria lealtà a Trump e il sostegno alla sua agenda «America First», assicurando che il suo impegno a favore del presidente proseguirà.
Una vita da romanzo
Quella di Guilfoyle è una vita da romanzo americano. Nasce a San Francisco nel 1969, da padre irlandese e madre portoricana. Si laurea a Davis, una città vicino a Sacramento, poi in Legge all’Università di San Francisco e comincia come procuratrice.
Sposa Gavin Newsom, oggi governatore democratico della California e tra i bersagli preferiti di Trump, divorzia, e torna all’altare con l’imprenditore Eric Villency, da cui ha il figlio Ronan.
In tv diventa un volto di Fox News. Tra i suoi amori compare Donald Trump Jr, il figlio maggiore del commander in chief: stanno insieme sei anni e poi si salutano.
Nel curriculum di Guilfoyle c’è anche la voce imprenditrice. Prova con gli affari. Con i profumi, la vodka, ma senza fortuna.
Nel dicembre 2024, mentre circolano voci di rottura con il figlio, The Donald la nomina ambasciatrice in Grecia, prima donna in quel ruolo. «Dovevo toglierla di mezzo», avrebbe spiegato a qualcuno (la Casa Bianca smentisce). Ad Atene, del resto, non arriva da favorita.
Nel 2015, nei mesi più duri della crisi del debito, aveva detto in tv che i greci andavano educati come un cane che fa la pipì sul tappeto. «Non importa se fai un ottimo yogurt».
La prima puntata dell’inchiesta del Wall Street Journal esce il 25 settembre. Il quotidiano americano segue l’ambasciatrice da Sofia a Tirana, impegnata a vendere il gas americano ai Balcani e, insieme, Aktor, colosso greco delle costruzioni da poco entrato nel gas liquido. In Bulgaria la fa arrivare in jet privato l’amministratore delegato del gruppo, Alexandros Exarchou. Agli incontri ufficiali le siede accanto così spesso Christos Marafatsos che qualche funzionario lo scambia per il suo capo di gabinetto. Trentanove anni, originario del Maryland, un passato da distributore di verdure per i ristoranti di Washington e poi alla guida dei Greek Voices for Trump, Marafatsos in realtà lavora per Aktor, ed è registrato come suo lobbista dal novembre 2025. Il capo di un’altra società americana del gas, ignorata dall’ambasciatrice, la liquida così: «Ha i suoi preferiti».
A Salonicco, prima di salire sul palco, affida il telefono a Marafatsos – il vestito, spiega il suo avvocato, non aveva tasche- e scherza con la platea: «Prego, Grecia». E poi c’è la cena in ambasciata del 18 marzo.
Parlando della crisi del governo romeno, davanti al ministro dell’Energia Stavros Papastavrou, Guilfoyle avrebbe detto: «Possiamo farlo a qualsiasi Paese vogliamo. Possiamo farlo anche qui». Il legale di lei contesta la ricostruzione.
«Mi servono 100mila dollari, dolcezza»
Il 7 ottobre arriva il capitolo più imbarazzante. È il 3 luglio 2025, mancano sei giorni all’audizione al Senato, e Guilfoyle scrive a Eric Deters, donatore trumpiano del Kentucky ed ex avvocato che si definisce «un fuorilegge legale».
Gli chiede 100 mila dollari, da versare direttamente sulla sua carta American Express. Con un bonifico, assicura, «non risulterà da nessuna parte». In un altro messaggio, con l’emoji delle mani giunte, insiste: «Honey, please».
Deters non è uno sconosciuto. Organizza in Kentucky raduni contro gli obblighi anti Covid e negli anni le ha già pagato 300 mila dollari per salire sul palco. Ora però vuole di più. Vuole che Washington faccia estradare dal Pakistan un chirurgo accusato di aver operato senza motivo decine di pazienti, bambini compresi. Vuole una mano con il Fisco. E vuole un’intervista con Tucker Carlson: se lei riesce a procurargliela, le avrebbe promesso un milione di dollari. «Un milione per un podcast? Ma non è l’ambasciatrice in Grecia?», commenta Carlson, che dice di non aver mai sentito parlare di Deters. «È una follia totale».
Lei raccomanda a Deters di non mettere nulla per iscritto, «è davvero pericoloso», e di chiamarla su Signal. I soldi non arrivano mai. Tre giorni dopo, nella terza puntata, il giornale rivela un audio in cui Guilfoyle racconta di essere volata a Davos, a gennaio, in jet privato con Exarchou, e di avere in programma un viaggio con un armatore greco.
L’avvocato Jesse Binnall contesta l’autenticità dei messaggi. Deters, sostengono i legali, era solo un «cliente moroso» che non le aveva ancora saldato vecchi «eventi patriottici», e lei non lo ha mai messo in contatto con l’amministrazione. I voli privati, aggiungono, erano autorizzati dal dipartimento di Stato. Ma a Washington l’aria è cambiata. Rubio, che l’aveva lodata come «un’ambasciatrice forte», ora si limita a dire di non sapere «nemmeno» se le accuse siano vere. Il vicepresidente JD Vance non ama chi «vende l’accesso» a un funzionario del governo. John Barrasso, numero due dei repubblicani al Senato, parla di notizie «molto preoccupanti». Il Wall Street Journal scrive che agli amici, Guilfoyle raccontava di amare la Grecia anche per Jackie Kennedy. Che lì, del resto, trovò un armatore.