Corriere della Sera, 13 ottobre 2026
Giovanni Allevi ricorda sua sorella, Stella
È sempre la musica a soccorrere il Maestro Giovanni Allevi. Energia, forza, vitalità, rinascita. E dopo aver composto un’opera sulla sua malattia (il mieloma con cui condivide la vita da 4 anni), ora ha creato una Sinfonia in memoria della sua adorata sorella Stella, bella, giovane, scomparsa «a pochi giorni dalla diagnosi del mio tumore» (nella sera tra il 18 e 19 luglio 2022 è stata trovata senza vita nella sua casa ad Ascoli Piceno a 57 anni, per un gesto volontario).
Dunque La Sinfonia del Tempo perduto, «Lost Time Symphony» (LTS) dopo aver debuttato in Germania, arriva in Italia domani alla Sala Verdi del Conservatorio di Milano, nell’ambito della stagione concertistica della Fondazione La Società dei Concerti di Milano. Un luogo magico per Allevi, dove tutto è cominciato. L’Opera verrà eseguita dalla NWD Philharmonie, diretta da Jonathan Bloxham, alla presenza del compositore-filosofo Giovanni Allevi.
Lei Maestro supera il dolore creando, combattendo
«Questa mia nuova Sinfonia è breve, un tempo unico di soli 10 minuti, come la K.181 di Mozart, ma nonostante i suoi 10 minuti è complessa e nasce da una vicenda intima»
Sua sorella Stella
«Scomparsa quattro anni fa. Morta poche settimane dopo la diagnosi del mio tumore incurabile. In pochi giorni ho conosciuto il buio, l’esistenza nella sua veste più cruda. E dal buio ha origine la melodia straziante, l’urlo di dolore che ho compresso per 3 anni. Ma la disperazione cede il passo al ricordo dell’infanzia».
Com’è stata la vostra?
«Spensierata. Io e Stella giocavamo con altri bimbi, ci arrampicavamo sugli alberi, suonavamo a quattro mani il pianoforte. Attimi in cui siamo stati felici».
Torniamo al giugno 2022
«Il 2 giugno, alla fine di un concerto a Vienna, ho accusato dolori fortissimi. Ho fatto i controlli ed è arrivata la diagnosi del tumore. Dopo poco è morta mia sorella. Ci sentivamo tutti i giorni».
Un legame di affinità
«Lei è stata un punto di riferimento affettivo e intellettuale. Era una brava musicista, suonava splendidamente Beethoven. Era una filosofa esperta in bioetica».
Quanti anni di differenza?
«Lei era più grande di me di 4 anni, era bellissima»
Vuol dire qualcosa sulla sua morte?
«No, ci tengo a mantenere il riserbo sul motivo della sua morte»
Le sue ultime parole?
«Facciamoci forza».
Quando ha saputo che Stella non c’era più, le sarà crollato il mondo addosso
«Tra lo sgomento della sua perdita e il mio tumore non ho versato una lacrima, poi il dolore si è manifestato in questa sinfonia».
Non ha pianto, ma come ha reagito?
«Apparentemente ho cercato di mantenere il controllo. Poi sono stato chiamato dalla psichiatra dell’Istituto dei Tumori dove ero già in cura e mi ha chiesto: “Come stai?”. Io: “Tutto bene, tutto sotto controllo”. E lei: “Giovanni, lavoro da 30 anni e riconosco quando una persona sta per cadere dentro un baratro dal quale non esce più”».
Aveva ragione?
«Sì. Ho cominciato un percorso intenso. Era una situazione impossibile da gestire».
Un percorso che l’ha portata a comporre la Sinfonia.
«Sì, anche se non è stata una decisione razionale. Proust ha dimostrato che il tempo perduto non si recupera con la logica, ma con l’epifania sensoriale. La musica è stata la mia Madeleine».
Lei si è mai chiesto, nel buio della disperazione: perché tutto questi dolori immensi proprio a me?
«No, mai. Ho solo chiesto a Dio: aiutami a superare e attraversare questo dolore».
Questa preghiera è stata esaudita?
«Sì perché sono uscito da questo buio con un amore sconfinato per la vita».
Quando sente fortemente la mancanza di Stella?
«Nella quotidianità, nei messaggi che ci scambiavamo. Nel periodo in cui ho avuto uno scontro con il mondo accademico (che considerava la sua musica non classica, ma troppo pop, ndr)il suo aiuto è stato fondamentale per sollevarmi dall’umiliazione, dal giudizio negativo che ricevevo.La sua voce io la sento dentro nel cuore, il dialogo non si è mai interrotto»
Sarebbe molto orgogliosa oggi
«Sì, lei mi sta dicendo: “Ora c’è una prestigiosa orchestra tedesca che suona la tua Sinfonia”. E io sono felice che lei l’ascolterà».