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 2026  ottobre 13 Martedì calendario

I rapporti con Israele: cosa succede a sinistra?

Chi semina vento raccoglie quello che si sa. E mi domando se non sia giunta l’ora – non che il Pd, un partito che non è più chiaro su certi temi a chi risponda, da chi sia realmente rappresentato – ma piuttosto che il suo elettorato, composto da milioni di persone al cui spirito democratico bisogna credere, questo elettorato genericamente di sinistra – mi domando – si renda conto di che cosa stia avvenendo, direttamente o indirettamente in suo nome, sul tema delicatissimo dei rapporti con Israele e non solo. Se si renda conto del clima insopportabile, indegno, che ormai da mesi è stato creato nel Paese nei confronti del nome «ebreo» e di tutto ciò che a questo nome si collega.
S e si rende conto che ormai dovunque – in qualsiasi occasione e a qualunque titolo quel nome risuoni – sia necessaria la presenza della polizia e dei carabinieri per assicurare la tranquillità d’animo e la propria incolumità a cui ognuno ha diritto.
Non credo che sia giusto esagerare più di tanto quanto è accaduto a Reggio Emilia al cui sindaco, Marco Massari, credo sia bastata la penosa figura fatta a suo tempo quando accettò senza fiatare l’insolente ramanzina riservatagli in pubblico dalla nota Francesca Albanese. Ma la scena che in questi giorni sta offrendo la sua città è davvero una sorta di riassunto del clima che ormai regna in Italia.
Da un lato una famosa istituzione educativa che stila carte costituzionali della scuola facendo credersi il tribunale del Bene, ma la cui retorica pacifista lascia del tutto indifferenti i veri guerrafondai ma finisce inevitabilmente per prendere di mira solo chi come Israele non accetta di subire in silenzio chi gli porta la guerra in casa. Poi ecco – apprendiamo dalle cronache – ad eccitare gli animi un fanatico proPal che nessuno invita autorevolmente a darsi una calmata. Il quale, appena sa che sono in arrivo degli israeliani, si getta a smanettare maniacalmente su Internet per scovare il più tenue indizio nella vita di ciascuno di essi per dimostrare che si tratta di uno sporco ebreo in segreta combutta con l’esercito di quel Paese. Anche se magari, come sembra, solo per aver scritto una lettera a qualcuno sotto le armi.
Nel frattempo ecco però, guarda caso, che a un gruppo di ebrei americani arriva da firmare, misteriosamente – non si sa inviata da chi, visto che adesso tutti negano – una dichiarazione con la quale i suddetti si dissocino dalla politica criminale dello Stato ebraico. Richiesta che come si capisce ha un solo possibile ma evidentissimo motivo: che si tratta sì di cittadini americani, ma ebrei; e quindi giustamente chiamati a rispondere, per una sorta di aberrante ius sanguinis, di quanto fa Netanyahu. Ecco ancora che a questo punto – come si legge sul Corriere – la responsabile della suddetta famosa istituzione educativa racconta che, per carità, lei si è «limitata a raccontare agli ospiti in arrivo il clima in città» (immagino come benvenuto, per rendergli più gradevole il viaggio). E adesso, dopo quanto è successo, naturalmente il clima di cui sopra è quello che ci si aspetta, con l’annuncio per la sera dell’inevitabile «presidio», non è ben chiaro a presidiare che cosa: forse l’incolumità dei bambini di Reggio Emilia dagli orchi ebrei capitati nei paraggi.
L’opinione pubblica di sinistra deve rendersi conto che tutto questo può oggi avvenire in un’antica, nobile, città italiana, solo perché da anni intorno al massacro terrorista del 7 ottobre e alla micidiale risposta israeliana essa ha consentito che montasse una campagna di continua, martellante disinformazione storica. Grazie alla quale si è prodotta una grottesca messa sotto accusa del «sionismo» equiparato ad una sorta di versione ebraica del fascismo: ciò che ha consentito, con la scusa dell’antisionismo, l’emersione dei più schifosi rigurgiti antisemiti.
Si è silenziosamente attuato in questo modo, nella sinistra, un vero e proprio ripudio del proprio passato. La sinistra costituzionale italiana, infatti, circa il conflitto arabo-israeliano ha sempre sostenuto la linea dei «due popoli due Stati». Ora, se le parole hanno un senso, ciò vuol dire accettare apertamente la legittima esistenza di uno di quei due Stati, cioè Israele. E di conseguenza rifiutare l’idea – propria viceversa di tutto il radicalismo palestinese e dei suoi accecati accoliti occidentali – che lo Stato ebraico sarebbe illegittimo in quanto frutto di un’occupazione abusiva dettata da un’ideologia criptofascista e colonialista quale per l’appunto si dice oggi che sarebbe il sionismo. Del quale come di mille altre cose possono darsi versioni diverse, alcune magari anche inaccettabili, certo. Ma un punto deve essere chiaro: chi si dice contro il sionismo deve sapere che in realtà si sta dicendo a favore della cancellazione di Israele. L’attuale sinistra italiana, i tanti suoi elettori, vogliono davvero questo?