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 2026  ottobre 13 Martedì calendario

Spostarsi? Troppo caro per 5 milioni di famiglie

In Italia la mobilità è diventata un potente moltiplicatore di disuguaglianze e un fattore di esclusione sociale che penalizza quasi una famiglia su cinque. Secondo un rapporto di Transport & Environment con l’Università della Tuscia, che viene presentato oggi a Roma, 4,9 milioni di famiglie (18,5% del totale) si trovano in condizioni di povertà dei trasporti, costrette a spendere per gli spostamenti quotidiani oltre il doppio della media nazionale. Con il caro carburanti, la spesa media mensile di queste famiglie per muoversi è infatti lievitata a 297 euro, arrivando ad assorbire il 10,78% dell’intero budget familiare a fronte di salari reali che, a differenza del resto d’Europa, restano stagnanti.
Questo fenomeno, noto come transport poverty, non coincide con l’indigenza economica, ma riflette l’arretratezza di un sistema infrastrutturale ancora legato per il 99,3% ai combustibili fossili. La definizione adottata a livello europeo individua tre dimensioni complementari: sostenibilità economica, disponibilità di alternative e raggiungibilità dei servizi.
In Italia, soprattutto nei piccoli Comuni e nelle aree più isolate, l’automobile diventa necessità: non è la mancanza di un’auto, ma la dipendenza obbligata da un mezzo privato a creare povertà. Nei Comuni sotto i 50 mila abitanti, dove il trasporto pubblico è carente, la mobilità si trasforma in una tassa legata alla sopravvivenza che arriva a divorare il 30-40% del bilancio domestico. In questi Comuni, spesso la vulnerabilità raddoppia: oltre alla povertà dei trasporti, si rischia la povertà energetica domestica, che è oltre 5 volte più alta rispetto alle città. Anche le metropoli, però, non sono immuni da profonde disparità interne: a Roma, ad esempio, il 42% della popolazione risiede in quartieri periferici penalizzati, con meno di 300 corse di mezzi pubblici per mille abitanti. Per quanto riguarda la disponibilità di alternative, l’indice mappa 766 Comuni ad alta criticità, quasi uno su dieci, isolati da reti ferroviarie o linee bus efficienti a causa della marginalità geografica. Infine, l’accessibilità reale ai servizi mostra un Paese a due velocità, in cui la scarsità di collegamenti verso gli asili nido in Sicilia e Sardegna frena l’occupazione, e le distanze dai presidi sanitari nelle aree montane restano un ostacolo insormontabile anche per chi possiede un mezzo privato.
Per garantire una transizione ecologica che riduca emissioni e disuguaglianze, lo studio suggerisce una strategia nazionale in dieci punti, ispirata alle migliori esperienze europee. Le soluzioni spaziano dal rifinanziamento del Fondo Nazionale Trasporti all’introduzione di tariffe sociali sul modello greco. Per le aree interne, invece, si raccomanda lo sviluppo della mobilità di comunità e del trasporto a chiamata a tariffe calmierate, oltre all’installazione obbligatoria delle colonnine di ricarica anche nelle zone più marginali, affinché il diritto alla mobilità sia per tutti.