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 2026  ottobre 13 Martedì calendario

L’ambasciatore di Mosca evoca colloqui con politici italiani

Torna a parlare l’ambasciatore della Russia in Italia, Alexey Paramonov, e prendendo spunto stavolta da Marco Polo, il grande scrittore e viaggiatore veneziano del Medioevo, ecco che a una ben poco (all’apparenza) casuale domanda dell’agenzia Tass sulle prossime elezioni politiche in Italia, il diplomatico russo invita le «forze costruttive italiane, di qualsiasi orientamento» ad ampliare i propri orizzonti («Marco Polo aveva indicato all’Italia la possibilità di scoprire la propria dimensione eurasiatica», dice), puntando perciò «su una cooperazione paritaria e reciprocamente vantaggiosa coi nuovi centri mondiali di crescita nel vasto spazio eurasiatico». Russia compresa.
L’ambasciatore, tra l’altro, afferma di aver avuto colloqui con interlocutori italiani, senza però indicarne i nomi. «Noi sentiamo anche la voce dell’altra Italia», conferma, «compresa quella dei politici dell’opposizione, degli attivisti e della società civile», che «si oppone al coinvolgimento dell’Italia in una guerra contro la Russia», tanto da osservare «che proprio attorno al tema dei rapporti con la Russia – sottolinea Paramonov – si delinea una delle principali linee di frattura nel dibattito politico interno al Paese». E ancora: «Nessuno dei miei interlocutori», afferma, avrebbe mai messo in discussione il ruolo della Russia come «partner naturale dei Paesi dell’Europa occidentale». E quasi tutti avrebbero auspicato un rapido ritorno alle tradizionali relazioni di cooperazione e amicizia tra Roma e Mosca.
L’intervista, così, ha suscitato l’allarme della vicepresidente del Parlamento europeo, Pina Picierno, che vi ha letto quasi una chiamata alle armi rivolta ai filorussi. La Tass ha citato M5S e Fn: «Conte e Vannacci chiariscano se esponenti e parlamentari dei loro partiti abbiano incontrato Paramonov, quando e su quali temi – ha ammonito Picierno —. Necessario sapere se e quanto la loro posizione sull’Ucraina sia in linea con gli interessi del Cremlino. Qui non parliamo di pace o di opinioni legittime, ma di sicurezza nazionale e di tutela della nostra democrazia».
E a Paramonov, anche se indirettamente, ha risposto ieri sera anche il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ospite di Rete4. L’ambasciatore russo alla Tass aveva detto che gli italiani sono «costretti ad ascoltare incessantemente le monotone litanie dei media e della propaganda ufficiale sul sostegno a 360 gradi all’Ucraina». Così Tajani ha ricordato che proprio ieri «come Ue abbiamo inflitto altre sanzioni a oltre 1.500 russi per convincere Putin a sedersi al tavolo con Zelensky». E sulla richiesta di Trump che il capo di Kiev si faccia da parte, il ministro è stato altrettanto netto: «Come gli americani si scelgono il loro presidente, così gli ucraini si scelgono il loro». Infine, un auspicio: «Se Russia e Ucraina accettano entrambe di fermare gli attacchi sulle centrali è positivo, ma è solo un primo passo. Bisogna arrivare tutti insieme a una vera tregua, a una pace».