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 2026  ottobre 11 Domenica calendario

Fabio Canino parla del suo cavalierato e di "Ballando con le Stelle"

Non ha niente di John Frusciante il chitarrista dei Red Hot Chili Peppers che nel 1992, all’apice del successo, mollò tutto, e per questo ispirò il fortunato romanzo di Enrico Brizzi del 1994 in cui diventò Jack. Ma anche Fabio Canino, classe 1963, è uscito dal gruppo. Dopo diciassette anni non è più nella giuria di Ballando con le stelle, il talent show di Rai1 guidato da Milly Carlucci (ieri sera c’è stata la seconda puntata della nuova edizione) che ha un gran successo ma ha anche la sfortuna di giocarsela da una vita, perdendo sempre, con i programmi di Maria De Filippi. Canino dice di essere nella fase della saggezza. O almeno la cerca sempre e comunque. «Prima aprivo la bocca e lasciavo andare. Adesso, grazie anche al mio giovane compagno Emanuele, la apro lo stesso, ma conto fino a dieci e solo dopo dico quello che devo dire. Ho guadagnato dieci secondi tra azione e reazione. Per me sono dieci anni di vita». Non è poco, soprattutto per uno che dell’ironia e della provocazione ha fatto un mestiere.
Perché non è più a Ballando?
«Sono sincero: non avrei mai avuto il coraggio di lasciare il programma se quest’estate non avessi ricevuto una telefonata di Milly che, dopo i convenevoli, mi ha detto: “Tu sai quanto ti stimiamo”. Ho subito pensato che se la telefonata iniziava così doveva esserci qualcosa che non andava».
E quindi?
«Non mi sbagliavo. “Fabio, abbiamo bisogno di un personaggio pop in gara. Stavolta ti offriamo un contratto di due anni: il prossimo da concorrente, il secondo di nuovo da giudice”. Io mi sono subito visto in pista, dopo tutto quello che ho detto e fatto in questi anni, e ho realizzato che sarei durato tre secondi. Mi avrebbero massacrato, non sarei arrivato neanche ai titoli di testa. Così ho detto subito che me ne andavo».
Ha avuto paura di essere ridicolo?
«Sì. Ho avuto paura di quello».
Non le piace ballare?
«Alle feste con gli amici, sì. Mi scateno. Adoro la musica Anni 70, 80 e 90. I miei artisti preferiti sono Donna Summer, Abba, Bee Gees, Stevie Wonder, ovviamente Raffaella Carrà (negli Anni 90 a lei ha dedicato uno spettacolo teatrale, “Fiesta”, per anni in cartellone, ndr). Con loro, se parto, non mi fermo più».
Sarebbe stata una bella sfida con se stesso: perché si è rifiutato?
«Fare il concorrente è pesante. Ci sono le prove tutti i giorni e io quest’anno ho la tournée teatrale (Il brutto anatroccolo, in partenza a dicembre, a Roma sarà al Parioli dal 3 febbraio 2027, ndr), non avrei potuto dedicarmici seriamente. E poi sono ansioso. Non sarei mai stato sicuro di me. Con la paletta mi sarei sempre dato un tre. Credo che Milly sapesse che avrei lasciato».
Insomma, l’ha fatta fuori. O no?
«Lei era terrorizzata dal fatto che io interpretassi questo cambio di ruolo come una diminutio. Io le ho detto di sapere bene che a Ballando si fa di tutto e di apprezzare il fatto che mi considerasse pop. Certo, successivamente sui giornali e sul web ho poi letto che sarebbe stato un modo per cacciarmi, ma non credo sia andata così. E comunque mi ha dato tantissimo, fu lei nel 2007 a volermi, quindi anche se fosse così, dopo 17 anni un cambiamento lo considererei normale».
Di recente vi siete sentiti?
«No. Durante la prima puntata non ci ha salutato, ma so che l’ha fatto nella conferenza stampa».
Anche lei nel video dello scorso agosto, quando ha fatto l’annuncio della sua uscita, non ha salutato né ringraziato Milly: perché?
«Ero emozionatissimo e non ho citato né lei né altri. Me l’hanno fatto notare. Oddio, Ballando sembra un affare di Stato... La sentirò senz’altro».
Ha visto le prime due puntate?
«Non ancora. Mi incuriosisce Eugenio Finardi, mi piace che danzi con le parole più che con i piedi».
La battuta su Noemi Bocchi, la fidanzata di Francesco Totti, però l’ha fatta lo stesso: non le piace?
«Niente contro di lei, ma non so chi sia se non la fidanzata di un campione popolarissimo. Mi è sembrato strano che subito dicesse di voler essere considerata per quello che è. Aspetta, le dico. Facci vedere chi sei. Un po’ di pazienza, ragazza».
Adesso, da ex giudice, che voto dà ai suoi ex compagni?
«Ivan Zazzaroni è quello più dispiaciuto per la mia uscita: mi ha chiamato subito e quindi gli do un bel 9, anche se non voglio dargli troppa soddisfazione (ride, ndr). È stato il mio compagno di banco, è una bella persona e insieme ci siamo divertiti tantissimo a commentare a modo nostro: “Ragazzi, parlate piano”, ci dicevano i fonici durante le pause della diretta, “state dicendo cose tremende"».
Più cattivo lei o Zazzaroni?
«Io. E aggiungo che sarebbe divertentissimo uno spin-off di Ballando con quello che veramente dicono i giudici. Detto questo, a Selvaggia Lucarelli darei un 8. A Carolyn Smith anche, mentre a Guillermo Mariotto un 3 non glielo leva nessuno».
Perché?
«Non ci siamo mai presi più di tanto».
E Milly com’è veramente?
«Come si vede in tv, una vera macchina da guerra. Vede tutto, è attenta a tutti e tutto. Una grande professionista».
Come Baudo?
«Pippo aveva anche la grande capacità di anticipare i tempi, scovare i talenti più diversi. Milly gestisce e cavalca benissimo quello che ha».
E fuori dallo studio tv?
«Niente. C’è il lavoro e basta. Non dà confidenza».
Dopo che nel 2020 a lei e LaLaura Laura Piazzi cancellarono senza motivo il vostro storico programma “Miracolo italiano” su Rai Radio2, dal 2022 per Radio Capital conducete con successo “I miracolati": di recente quanti ne ha visti in Rai?
«Tantissimi, direi la maggioranza. Vedo ovunque grandi aureole... Adesso più miracolati uomini che donne. Non faccio nomi, però».
Interlocutori in Rai ne ha? Qualcuno le ha offerto qualcosa?
«Nessuno. Sono un cane sciolto. Infatti in azienda per anni mi hanno chiesto quale fosse il mio santo in Paradiso, ma io non ce l’ho mai avuto».
Lei nel video di quest’estate ha anche fatto un appello a Pier Silvio Berlusconi: «Dopo 17 anni ho deciso di cambiare. Pier Silvio, io sono pronto adesso...». Si è fatto sentire?
«Non ancora, ma era una battuta...».
L’11 agosto il presidente Mattarella l’ha nominata Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica: perché?
«È una delle cose più belle della mia vita, perché unisce pubblico e privato. All’inizio mi sono chiesto anch’io: «Perché proprio a me?». Poi ho letto la motivazione: un artista che unisce alto e basso, che ha avuto il tempo e la voglia di occuparsi di diritti e inclusività. Mi ha emozionato. Ho scoperto che non era soltanto un riconoscimento personale: molta gente mi ha detto «L’hai fatto anche per me, per mio figlio, per mio fratello. Continua così». Ho sentito una responsabilità».
Ha incontrato Mattarella?
«Non ancora. Ma lo amo. Lo trovo rock, come Sandro Pertini. Mi ha colpito sapere che nella motivazione erano state riconosciute molte cose che avevo fatto senza raccontarle, perché non tutto deve diventare pubblico».
Tipo?
«E no, dai...».
Le insegne le ha ricevute?
«Sì, anche se ho scoperto che la spilla, la croce e la pergamena bisogna pagarle. Sono bellissime. Una mia amica, invece, mi ha regalato il libro delle cerimonie, quello in cui si spiega come comportarsi nelle occasioni più solenni: dal saluto al presidente all’inchino alla regina. Non si sa mai».
Quando alla Festa della Repubblica del 2 giugno incontrerà il presidente al Quirinale gli chiederà qualcosa in particolare?
«Certo. Se è vero che ha detto “questo ragazzo ha avuto meno di quello che si meriterebbe”. È ovvio che prima lo ringrazierò per avermi dato del ragazzo».
E lei che ne pensa: ha avuto il giusto?
«Non saprei. Per fortuna oggi professionalmente posso permettermi di dire no. Per esempio, ho ricevuto proposte teatrali più grandi di quella a cui sto lavorando ma non facevano per me, ho ringraziato e ho declinato l’offerta».
Deve dimostrare qualcosa a qualcuno? A se stesso?
«Onestamente, no. L’ho fatto per tutta la vita. Adesso penso: tanto qualcuno mi passerà davanti comunque».
Nel 2007 fu il conduttore su Rai2 di un programma in prima serata intitolato “Vota Antonio” (che andò malissimo): lei che si è sempre detto di sinistra alle prossime Politiche voterà Antonio Conte?
«Spero solo che si mettano d’accordo, senza personalismi, per mettere insieme una coalizione vincente. Tutti sanno quali sono gli avversari, come governano e cosa vogliono fare: se non lo fanno dopo devono andare via tutti, magari a rifare il manto stradale della Salerno-Reggio Calabria».
Lo sfizio da togliersi?
«Mi piacerebbe che il mio libro del 2019 Le parole che mancano al cuore, storia di un amore gay fra due calciatori, diventasse un film. L’ho presentato anche al Parlamento europeo ed è stato un piccolo grande successo».
La battuta più curiosa che le è stata fatta da quando è Cavaliere?
«Vabbè, Roma da questo punto di vista è speciale. Uno al bar sotto casa mi ha detto: “A Fa’, ma te danno pure er cavallo? Te ce sta in salotto?"».