repubblica.it, 12 ottobre 2026
Roberto Fiore si candida a sindaco di Roma
Roberto Fiore vuole il Campidoglio. Il leader di Forza Nuova scende in campo per la corsa a sindaco di Roma e si prepara a sfidare Roberto Gualtieri alle prossime elezioni amministrative. L’annuncio della candidatura arriva a pochi giorni dalla sentenza d’appello che ha confermato le condanne per l’assalto alla sede nazionale della Cgil, avvenuto il 9 ottobre 2021.
La partita elettorale dei neofascisti di Forza Nuova si giocherà anche fuori dalla Capitale. Il vicesegretario Luca Castellini correrà per la poltrona di sindaco di Verona, mentre Giuseppe Bonanno Conti e Massimo Ursino sono stati indicati per le regionali siciliane del 2027. Una scelta che il movimento presenta come una risposta ai tentativi di metterlo a tacere. “Con questa decisione – scrive Forza Nuova in una nota – si intende superare il tentativo, oramai patetico e agonizzante, di far tacere Fn ed i suoi quattro leader e di riaffermare potentemente il legame fra Fn e popolo che tanto spaventa quel Deep State che devia i processi, impoverisce i popoli e uccide il futuro d’Italia”.
La condanna per l’assalto alla Cgil
L’annuncio della candidatura a sindaco di Roma arriva a pochi giorni dalla sentenza con cui la Corte d’appello ha confermato le condanne per l’irruzione nella sede della Cgil di corso d’Italia, a Roma, durante la manifestazione contro il Green pass del 9 ottobre 2021. A Fiore sono stati confermati otto anni e sei mesi di reclusione. Tra i condannati anche Giuliano Castellino, ex leader di Forza Nuova oggi vicino a Futuro Nazionale del generale Roberto Vannacci, per il quale la pena è di otto anni e sette mesi.
I reati contestati, a vario titolo agli imputati, sono devastazione aggravata e resistenza a pubblico ufficiale, oltre all’istigazione a delinquere per alcuni degli imputati. Nonostante la condanna, la vicenda giudiziaria per Fiore non è ancora conclusa: resta possibile il ricorso in Cassazione. È questo il motivo per cui, al momento, Fiore può candidarsi. La legge Severino prevede infatti l’incandidabilità in presenza dei presupposti stabiliti dalla norma, ma nel suo caso la condanna non è ancora passata in giudicato.