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 2026  ottobre 12 Lunedì calendario

Usa, nuovo affondo di Trump contro la stampa: sotto inchiesta cinque tv

Dopo aver escluso dalla Casa Bianca i giornalisti sgraditi, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha aperto un nuovo fronte nello scontro con i media: ha contestato il loro diritto a protestare. Il dipartimento di Giustizia ha avviato un’indagine per stabilire se le principali reti televisive – Cnn, Abc, Cbs, Nbc e anche Fox News, vicina a Trump – abbiano violato le leggi antitrust dopo aver sospeso, in via temporanea, la copertura degli eventi presidenziali.
La protesta era stata decisa in risposta alla decisione di Trump, a settembre, di escludere Cnn, MsNow e Politico dal gruppo di giornalisti al seguito, accusandoli di pubblicare «notizie false con la scusa di fare informazioni». I media avevano protestato, invocando il Primo Emendamento che tutela la libertà di stampa e di espressione. Trump aveva ribattuto che l’accesso alla Casa Bianca era un «privilegio» e non un diritto acquisito. Pochi giorni dopo, l’amministrazione aveva inviato una lettera a ciascuna delle tre testate, sostenendo che la loro copertura della guerra con l’Iran e la diffusione dei piani sulla costruzione di un bunker sotto l’ala est della Casa Bianca, rappresentavano una minaccia per la sicurezza nazionale.
Secondo alcuni media, però, a irritare Trump erano stati i resoconti negativi sulla sua partecipazione alla convention repubblicana in Texas: i giornalisti avevano parlato di «ampi spazi vuoti» tra il pubblico, suggerendo uno scollamento tra la base Maga e il presidente. Secondo alcuni, dopo che l’assistente personale di Trump, Nathalie Harp, gli aveva mostrato i resoconti, il tycoon si era infuriato e aveva ordinato l’immediata esclusione delle tre testate. Da lì è nato lo scontro, che adesso registra il secondo capitolo.
«I membri del pool televisivo hanno boicottato con orgoglio la copertura degli eventi della Casa Bianca», ha dichiarato Emily Covington, portavoce del dipartimento, annunciando l’avvio di un’indagine. «I boicottaggi collettivi tra concorrenti commerciali possono violare le leggi antitrust», ha aggiunto, senza però indicare in che modo. Per avere ragione dal punto di vista legale, la Casa Bianca dovrebbe dimostrare che i cinque network, boicottando gli eventi del presidente, avrebbero cercato un vantaggio commerciale. Esperti legali hanno espresso dubbi che il dipartimento possa riuscirci.
Il blackout, durato alcuni giorni, era avvenuto in un momento chiave per la diplomazia americana: quello della visita a Washington del presidente cinese Xi Jinping. Trump si aspettava una celebrazione a reti unificate. I cinque network, invece, avevano firmato una dichiarazione congiunta con cui avevano difeso la propria decisione: «Il pubblico ha un interesse fondamentale a ricevere informazioni accurate e indipendenti sul proprio governo. Nessuna amministrazione dovrebbe escludere un’organizzazione giornalistica perché non condivide il modo in cui svolge il proprio lavoro».
Nel frattempo, Cnn, MsNow e Politico avevano presentato ricorso in tribunale, ottenendo da un giudice federale di poter tornare alla Casa Bianca. Nonostante l’ordinanza, l’amministrazione americana ha continuato a negare l’accesso di Cnn e Politico allo Studio Ovale e a bordo dell’aereo presidenziale.