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 2026  ottobre 12 Lunedì calendario

Monica Guerritore parla di sé, del tumore, e di "Ballando con le stelle"

«Non sono un grillo, ballare mi stanca. Ma sono abituata a un ritmo di lavoro di questo tipo perché in teatro la mattina ti occupi della scenografia, dei costumi, poi studi, provi. È il bello del mestiere di attrice: facendo Ballando con le stelle ho ritrovato quell’atmosfera» racconta Monica Guerritore. Cinquanta anni di carriera alle spalle, col suo abito dorato e una grazia rara, ha vinto la seconda puntata di Ballando. «La samba mi faceva paura», rivela, ma si è buttata in pista.
Che esperienza è lo show?
«Mi mancava tantissimo questa organizzazione teatrale, l’idea di rimettermi in gioco. Ero pronta mentalmente, un’altra cosa è il fisico che deve abituarsi all’allenamento, c’è molta tecnica».
Ha fatto sei cicli di chemioterapia, Milly Carlucci l’ha convinta a buttarsi. Il suo oncologo, il professor Cortesi, che le ha detto?
«Quando gli ho comunicato: “Io accetto Ballando con le stelle”, si è messo a ridere: “Magnifico”. L’idea di avere questo tipo di vita, che va avanti finita la terapia, mi fa stare bene. E quando lo dico, penso sempre a chi ha un carattere diverso. Il professore mi ha detto: “Sei fit, sei in forma; hai un fisico che tiene: adesso a posto”».
Si è sempre allenata?
«Ma no, è per gli anni di teatro, se sto così. Il corpo risponde bene».
Margaret Thatcher diceva: “Il carattere è il tuo destino”, lei è inarrestabile.
«È così, io non posso fermarmi. Le cose si fanno credendoci: anche una gara di ballo. Scendere in pista è diverso per me: è una gioia, una sfida. Dopo che ho ballato, sono andata a tranquillizzare le più giovani che non hanno l’esperienza con il pubblico. Lo studio di Ballando è un luogo allegro, c’è l’orchestra che chiacchiera, poi gli spettatori, sempre illuminati, che applaudono o fanno buuu».
Non si scappa, li vedi.
«In teatro c’è quel buio davanti, che ti intimorisce. Qui li vedi, c’è una pista aperta con tanto calore, un bel pubblico popolare».
Cosa dice alle ragazze?
«Le tranquillizzo: “Guardate il pubblico, sempre”. Non devo dimostrare niente a nessuno, ma fare al meglio quello che mi piace. Mi abbandono e devo fare tutto al meglio. La Magnani in Roma città aperta mentre corre dietro la camionetta, guarda per terra il punto dove deve cadere. E allo stesso tempo deve comunicare quello che va tirato fuori: la passione e la forza virile».
Si è messa in gioco dopo il tumore. Ha detto pubblicamente: “I capelli ricresceranno prima della finale, nessun favoritismo”.
«Certo. I capelli stanno già crescendo, sono corti corti come quando ho girato Fotografando Patrizia. Poi vedrò se saranno biondi o scuri. Ma di sicuro, finalmente, avrò i miei capelli. È ovvio che il momento in cui tornerò con il mio viso, mi sentirò meglio».
Cosa le è pesato di più?
«La perdita dei capelli. Le donne che vivono la malattia lo possono capire bene. Doverti trasfigurare con le parrucche, il trucco. Ti svegli al mattino e sei bianca, un extraterrestre. Ti specchi e ti chiedi: chi sei? Mi svegliavo prima di Roberto (Zaccaria, il marito, ndr) per truccarmi le sopracciglia e gli occhi. I momenti più duri sono stati al Globo d’oro e ai Nastri d’argento. Ma ho voluto sostenere Anna, il mio film sulla Magnani, fino alla fine».
Verdone racconta di lei, vestita con un completo da calcio, romanista. Ricorda quella serata?
«Ero una ragazzina, la mascotte: uscivamo con Carlo, Christian De Sica e Robertino Rossellini, bellissimo, con cui volevo fidanzarmi. Ero pazza di lui, che preferiva Carolina di Monaco. Ma ci scambiavano per fratelli, somigliavo tanto a Ingrid Bergman. Evidentemente quel giorno aveva giocato la Roma, ero tifosa».
Quando parla dei suoi amori, li definisce travolgenti: Giancarlo Giannini, Gabriele Lavia.
«Ho visto Gabriele fare l’Amleto. Era sposato e in crisi. Se no, nessuna donna potrebbe portare via un uomo se il rapporto funziona».
Nel 2000 incontra Roberto Zaccaria.
«Il sentimento che ci lega è potente. La forma dell’amore cambia; a seconda di come sei tu, cambia l’uomo che può corrisponderti. Roberto è solido, amorevole e corretto: in ogni situazione so come si comporterà. Correttamente. È al mio fianco».

Sensi di colpa come madre?
«Ho scelto di avere i figli, con Gabriele li abbiamo voluti sapendo che comunque avrebbero patito queste distanze. Ma tornavamo di notte, da Trieste, per stare il lunedì con le bambine. Sono il mio amore, ma non avrei potuto rinunciare al mio lavoro: era importante».
Le donne hanno il potere? Che pensa di Giorgia Meloni?
«È una donna forte, ha ottenuto un potere. Però, forse perché non ha avuto la visione giusta, non è riuscita a metterlo al servizio dell’Italia. Penso alle rinnovabili. Per me la società si forma attraverso la scuola. La sanità è più importante di tutto il resto. Meloni ha tralasciato quella che è la forza dell’Italia, i suoi cittadini. La sua visione del potere non corrisponde alla mia».
A “Ballando” la rivalità è vera?
«Ancora non è venuta fuori ma sicuramente c’è, è una gara. Si è già capito che il livello delle donne è più alto, forse siamo più portate per il ballo. Però c’è un aspetto fondamentale».
Spieghi.
«Bisogna avere la consapevolezza, capire in quale zona della vita sei. Sarebbe assurdo che mi mettessi in competizione con donne dotate di una lucentezza che non è più la mia. Ma so, durante l’esibizione, come esprimere la femminilità».
La Rai non brilla.
«È vero. Ma questo format, grazie a Milly Carlucci, che funziona come una macchina da guerra, ha una sua forza e conquista il grande pubblico. Un’organizzazione che non c’è più neanche al cinema».