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 2026  ottobre 12 Lunedì calendario

Burnham: “Sì, la Russia ha interferito nella Brexit”

“È chiaro che la Russia abbia interferito nel referendum della Brexit”. Dopo aver aperto al rientro del Regno Unito in Ue, Andy Burnham rilascia altre dichiarazioni clamorose. Perché il sospetto di intromissioni illecite di Mosca nella campagna referendaria della capitale consultazione del 23 giugno 2016 ci sono sempre state, sebbene senza prove inconfutabili. Ora però, Burnham diventa il primo premier britannico a confermarlo ufficialmente. Per quelle che sono rivelazioni esplosive.
“Quando sono arrivato a Downing Street, ho posto una domanda: ci sono state interferenze da parte della Russia nel referendum del 2016? Ho ricevuto una risposta chiara: sì, ci sono state”, ha confessato Burnham al celebre podcast inglese “The Rest is Politics”.
Non solo. Burnham ha anche messo in guardia gli alleati Francia e Germania, alle prese con elezioni determinanti nel prossimo futuro. “Oggi è importante mettere chiaramente agli atti questi fatti”, ha continuato il primo ministro britannico, “credo che ciò possa aiutare anche gli elettori in Germania e Francia a comprendere che alcune di queste dinamiche politiche vengono alimentate dai nostri avversari, in particolare dalla Russia. Penso che su questo tema siamo stati troppo sulla difensiva e che non abbiamo informato sufficientemente i cittadini sulla portata dei tentativi provenienti dall’estero di destabilizzare il processo politico”.
Proprio in settimana Burnham ha incontrato, in visita ufficiale a Berlino, il cancelliere tedesco Friedrich Merz: “Gli ho detto che lo aiuteremo nell’affrontare questa minaccia contro le nostre democrazie. Mi diceva che l’AfD ha chiaramente legami con la Russia e, credo, riceva anche finanziamenti da essa. È certo che dalla Russia provengano informazioni false e campagne di disinformazione che si insinuano nella politica”. Il mese scorso, durante il suo primo discorso all’Assemblea generale dell’Onu, Burnham aveva denunciato la guerra ibrida condotta dalla Russia, citando prove di tentativi di Mosca di interferire anche nelle elezioni britanniche del 2019.
In passato, i predecessori di Burnham hanno sì ammesso le azioni destabilizzanti della Russia, dal “Mosca ora brinderà” di Cameron post referendum al “sappiamo cosa state facendo” di Theresa May. Ma allo stesso tempo non hanno mai confermato che le interferenze russe fossero riuscite a influenzare il referendum Brexit, vinto dal Leave con 1,27 milioni di voti di scarto. Alla stessa “non-conclusione” arrivò il rapporto ufficiale del 2020 di una Commissione parlamentare di Westminster, che però criticò governo e intelligence per non aver indagato adeguatamente sulle interferenze russe, nonostante tanti avvertimenti, gli avvelenamenti di ex spie russe nel Regno, il riciclaggio di denaro illegale di Mosca (laundromat) e la penetrazione russa nell’establishment ed elites britanniche.
Tuttavia, i sospetti sono sempre stati giganteschi, come ora rivendicano i movimenti sull’Europa: “Ve l’avevamo detto!”. Vedi i dubbi sulla reale provenienza di 8 milioni di sterline donate alla campagna anti-Ue dal principale finanziatore della Brexit e di Farage, quell’Arron Banks che andava a pranzo con l’ambasciatore russo Alexander Yakovenko prima del referendum. I 150mila account e “bot” online russi che twittavano storie e fake news contro l’Ue rilanciati dal canale di Stato Russia Today. E poi lo scandalo di Cambridge Analytica – coinvolti Steve Bannon e i paperoni americani di destra Mercer – in cui vennero rubati dati e preferenze di milioni di utenti Facebook per promuovere messaggi populisti e anti-Ue.
Ora Farage, brexiter e conservatori – tutti critici delle parole di Burnham – temono che le rivelazioni del primo ministro siano il pretesto per giustificare un secondo referendum e far rientrare il Regno Unito in Ue. Siamo solo all’inizio di un’altra tempestosa epopea della Brexit.