corriere.it, 12 ottobre 2026
Francia, la violenza della polizia è un problema politico
In questi giorni gli agenti di polizia e i gendarmi sono in prima linea nelle strade francesi e protagonisti dei social media, non sempre per le buone ragioni. Oltre una ventina di inchieste sono state aperte dalla IGPN (Ispezione generale della polizia nazionale), la cosiddetta polizia della polizia, per possibili abusi durante gli interventi per ristabilire l’ordine.
Il blocco dei licei continua, e martedì è prevista un’altra grande giornata di mobilitazione con l’adesione di universitari e sindacati degli insegnanti. Il governo spera che la protesta nelle scuole perda forza perché da venerdì sera cominciano le vacanze di Ognissanti, e gli allievi resteranno due settimane a casa. Ma il giorno dopo, sabato 17 ottobre, è prevista una grande manifestazione generale che vedrà il ritorno dei gilet gialli, il movimento di protesta contro il carovita e più in generale contro il governo, attivo nel 2018-2019. Allora 1800 agenti e 2500 tra manifestanti e passanti rimasero feriti, una donna di 80 anni fu uccisa a Marsiglia da una granata della polizia che la colpì mentre si trovava alla finestra, 23 persone persero un occhio e cinque furono mutilate, perdendo un arto.
Durante la rivolta dei gilet gialli, tra tanti manifestanti pacifici, ci furono teppisti responsabili di violenze e distruzioni. Come in questi giorni, accanto a una maggioranza di liceali che manifestano pacificamente, ci sono casseur o black bloc venuti dall’esterno delle scuole, che sono responsabili di violenze e atti di vandalismo inaccettabili: per esempio, un liceo modernissimo a Nantes è stato dato alle fiamme, e in una scuola alcuni costosissimi computer Apple sono stati distrutti, nell’ambito di una protesta che chiede proprio aule e strumenti di apprendimento migliori.
Il problema è che troppo spesso, come nel caso dei gilet gialli, la polizia sembra non distinguere tra violenti e manifestanti pacifici, tra persone che costituiscono un pericolo per l’ordine pubblico e altre palesemente tranquille. Le cariche sembrano talvolta improvvise e inspiegabili, effettuate non contro i black bloc ma contro 15enni colpevoli solo di partecipare a un blocco dei licei che è comune a tutta la Francia.
La polizia è accusata di utilizzare in modo non regolamentare le granate lacrimogene e assordanti e i fucili LBD (che sparano proiettili teoricamente non letali), usati talvolta da distanza ravvicinata e ad altezza d’uomo: così un ragazzino di Lens ha avuto una mano strappata, altri hanno perso un occhio a Tours e Argenteuil, e un altro ha avuto la mascella fratturata e ha perso i denti a Saint-Ouen-l’Aumône. Poi ci sono i video diffusi sui social media che documentano una violenza della polizia che appare spesso eccessiva se non gratuita: ragazzini tenuti per il collo e portati via da agenti super-armati in tenuta antisommossa, un adolescente arrestato e portato in caserma per avere chiesto a un agente se da quella strada si poteva passare, una ragazzina travolta da un fuoristrada della polizia che si è lanciato più volte sulla folla, adolescenti bloccati e accerchiati prima della manifestazioni perché avevano dei cartelli di protesta, un gruppo di agenti che è entrato in un liceo manganellando ragazzi e insegnanti, un altro che ha picchiato per strada gli insegnanti che cercavano di proteggere i loro allievi, e altri agenti che hanno picchiato alcuni pompieri.
Il governo e in particolare il ministro dell’Interno, Laurent Nunez, ripetono il sacrosanto sostegno alle forze dell’ordine, che hanno il difficile compito di proteggere i beni e i cittadini, ma sembrano ignorare la sfiducia crescente tra cittadini e agenti. Secondo alcuni osservatori, per esempio il politologo Sébastien Roché, al di là dei casi particolari e delle eventuali mele marce, il problema è più profondo, strutturale: una cultura di mantenimento dell’ordine che in Francia, a differenza di altri Paesi come la Germania, privilegia il rapporto di forza più che il controllo e la riduzione della tensione. Al di là del comportamento dei singoli agenti – ci sono anche video in cui li si vede scherzare e simpatizzare con i ragazzi, “battaglie d’aura” comprese – la questione è politica, e riguarda le direttive che vengono date alla polizia.
Intanto tra i ragazzi gli arrestati sono oltre seimila, e il bilancio potrebbe aumentare nei prossimi giorni. La Francia si trova in una situazione sociale complicata, per una serie di crisi che si sommano: oltre alla rivolta dei licei c’è il malcontento per il carovita, il disastro dei conti pubblici, gli agricoltori pronti a loro volta alla protesta. La durezza della repressione rischia di tradursi in un ostacolo di fatto alla libertà di manifestare, cardine della democrazia.