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 2026  ottobre 12 Lunedì calendario

«No a quei maestri in visita da Israele». Una gita di studio spacca Reggio Emilia

A Reggio Emilia ci si conosce tutti, e le notizie corrono di bocca in bocca prima ancora che sui giornali. Così, quando a inizio ottobre Cosimo Pederzoli comincia a scrivere sui social dei maestri in arrivo, la città lo sa in poche ore. Pederzoli è un militante pro Palestina di lungo corso che dice di non essere antisemita. Da anni passa al setaccio aziende, università, scuole, alla ricerca di legami con il governo israeliano e con il suo esercito. Stavolta il bersaglio è un gruppo di educatori di scuole ebraiche – americani e israeliani – attesi al Centro Malaguzzi per studiare il metodo che ha reso Reggio famosa nel mondo. Lui ne scorre i profili e sentenzia: «Quegli insegnanti sono legati a realtà che promuovono l’esercito israeliano». Posta immagini di scolari che mandano disegni ai militari in guerra. E chiede che Reggio non accolga i maestri.
È la scintilla. Il 6 ottobre si riunisce la «Consulta infanzia città», 400 tra genitori e maestre di nidi e materne comunali. Fuori gli attivisti protestano. All’ordine del giorno c’è una Carta per un’educazione democratica e partecipata, scritta in mesi di lavoro, che ripudia la guerra, senza nominare alcun Paese. A una parte della sala non basta. Alcuni genitori, e anche alcune insegnanti, chiedono che gli ospiti prendano le distanze dalle politiche di Netanyahu. C’è chi annuncia: «Tolgo mio figlio». Qualcuno riporta che al termine dell’incontro la presidente di Reggio Children Maddalena Tedeschi dice che al gruppo di educatori «è stata chiesta un’ulteriore presa di distanza». Oggi spiega che «quel passaggio dava conto di un momento del confronto, non di una posizione presa».
In città la scuola si regge su un patto con le famiglie: senza genitori e maestre, nessuna visita è possibile. Reggio Children ammette di aver aggiunto alla Carta il riferimento a tutti i genocidi solo dopo l’assemblea. Ma sostiene di essersi limitata a raccontare agli ospiti in arrivo il clima in città, senza chiedere a nessuno di firmare niente. Lo ha fatto il 7 ottobre, nel giorno dell’anniversario della strage di Hamas, una coincidenza, spiegano, dettata dai tempi. Poi però il sito americano Jewish Insider pubblica lo screenshot di una dichiarazione che i partecipanti avrebbero dovuto sottoscrivere: «Prendo le distanze dall’occupazione di Gaza». Da dove arrivi, il sito non lo dice. A Reggio Children ipotizzano che sia un frammento delle conversazioni informali che hanno accompagnato la scrittura della Carta. Alla fine gli americani, una settantina, rinunciano. «Le nostre identità sono state rese pubbliche e i nostri profili social sono stati esaminati», scrive Pesha Kletenik, della Manhattan Day School. Si sentono insicuri. Gli israeliani, una ventina, sono arrivati ieri sera, sotto protezione.
Da Milano il presidente della Comunità ebraica, Walker Meghnagi, evoca Goebbels: «È antisemitismo», e chiede le dimissioni della giunta. Salvini si accoda. Critiche dal ministro Tommaso Foti e da Maurizio Gasparri. Il sindaco del Pd, Marco Massari, respinge tutto. Sono parole «prive di fondamento» e «offensive», per Reggio, medaglia d’oro della Resistenza, che «non è assolutamente una città antisemita», ci dice. Ricorda che «non è partita nessuna richiesta formale di dissociazione» e che non è venuta dal Comune. Stamattina Massari accoglierà i maestri israeliani. Non si aspetta proteste, ma parla di un «clima polarizzato». Ci sono i genitori, ma anche la Cgil, i Cobas, e cartelli che dicono: «Fuori il sionismo dalle scuole». Il 22 ottobre Reggio Children ospiterà le famiglie di Parents Circle, israeliani e palestinesi che hanno perso un figlio nel conflitto e hanno deciso di parlarsi. Proprio quello che a Reggio, in questi giorni, non si è riusciti a fare.