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 2026  ottobre 11 Domenica calendario

Polymarket e i colossi delle scommesse vogliono diventare operatori finanziari in Ue

Puntare sul vincitore dello scudetto, o delle prossime elezioni politiche, è una semplice scommessa o un vero e proprio derivato finanziario? È su questa linea sottile che si decide la partita che Polymarket, Kalshi e gli altri colossi dei mercati predittivi stanno giocando per provare ad aprire le frontiere dei Paesi in cui la loro attività è stata finora vietata, Italia compresa.
Nelle ultime settimane le aziende hanno avviato colloqui a Londra con la Financial Conduct Authority (Fca) e a Bruxelles con i vertici dell’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (Esma), con l’obiettivo dichiarato di ottenere il riconoscimento come operatori finanziari soggetti alla direttiva europea MiFID II, superando così la classificazione come piattaforme di scommesse. Questo consentirebbe a Polymarket e alle altre piattaforme di sfruttare il cosiddetto “passaporto europeo”: la società potrebbe richiedere la licenza in un singolo Paese membro dell’Unione Europea, ad esempio stabilendo la propria sede regionale in Irlanda, e da lì erogare i propri servizi ovunque senza dover ricevere il via libera Stato per Stato, dove spesso invece sono stati banditi dai vari regolatori.
In Italia, Polymarket era salita alla ribalta in primavera per l’accordo milionario di sponsorizzazione firmato con la Lazio di Claudio Lotito. Il contratto è stato stracciato ad agosto, dopo che l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha disposto l’oscuramento del sito, anche se il club di Lotito ha comunque potuto mettere a bilancio l’intero importo previsto per la stagione 2026/2027. Polymarket è oggi la principale piattaforma mondiale di mercati predittivi basata su blockchain, con volumi d’affari superiori ai tre miliardi di dollari e una valutazione societaria intorno ai venti.
A differenza di un bookmaker tradizionale – dove l’utente scommette direttamente contro la casa che fissa le quote, calcola il proprio margine e rischia i propri soldi – Polymarket funziona piuttosto come listino di Borsa basato su tecnologia blockchain, in cui l’utente compra un’azione predittiva su un determinato evento: la piattaforma non fa da banco e non rischia capitali propri, ma si limita a mettere in contatto chi compra e chi vende, incassando una commissione sul volume delle transazioni. Su queste piattaforme non esistono le quote tradizionali, ma contratti fluttuanti tra zero e un dollaro legati a domande di ogni tipo: un’azione che costa quaranta centesimi corrisponde a un evento la cui probabilità di realizzarsi è considerata dagli utenti al 40%. Se l’evento si verifica, l’azione viene liquidata al valore fisso di un dollaro, mentre in caso contrario il valore si azzera.
Da questo meccanismo nasce la discussione con le autorità. Se per le leggi sul gioco di molti Stati europei qualsiasi azzardo su eventi futuri ricade nel monopolio statale delle scommesse, nel diritto finanziario un contratto a premio fisso è classificabile come opzione binaria, ovvero uno strumento derivato a tutti gli effetti. Si tratta di un modello già affermato negli Stati Uniti sotto la vigilanza della Commodity Futures Trading Commission, ma ampiamente contemplato anche dalla normativa finanziaria dell’Unione Europea (Mifid II). È proprio su questa leva che puntano Polymarket e gli altri.
Non si tratta comunque di un percorso facile. Sia Ue che Regno Unito mantengono da anni un rigoroso divieto sulla vendita di opzioni binarie ai risparmiatori al dettaglio, ritenendole uno strumento troppo speculativo e opaco. Di conseguenza, anche se Polymarket ottenesse lo status di istituto finanziario, rischierebbe di poter operare soltanto con investitori professionali e clienti istituzionali, e non direttamente con i piccoli utenti comuni. Per altro, è vero che le domande di Polymarket riguardano gli eventi più disparati, dal meteo alle elezioni o persino calamità naturali e guerre, però l’80% del volume deriva comunque dallo sport, e sia la Fca britannica che i regolatori europei concordano sul fatto che questo settore debba rimanere di esclusiva pertinenza delle autorità nazionali sul gioco d’azzardo. Ma i colossi del settore intravedono uno spiraglio, e stanno provando a infilarvisi con una importante attività di lobby.
La partita a livello internazionale è appena cominciata. Il tutto, mentre l’Italia invece mantiene una posizione molto rigida sui mercati predittivi (Polymarket rimane oscurato nel nostro Paese, in attesa del giudizio del Tar, che si esprimerà nel merito a dicembre dopo aver respinto il ricorso d’urgenza della società). E il governo medita anche un’ulteriore stretta sulle sponsorizzazioni sportive che fa tremare la Serie A.