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 2026  ottobre 11 Domenica calendario

Report, il “team” si smarca: “Ranucci? Mai sfiduciato”

“Nessuno di noi ha mai sfiduciato Sigfrido, né ha chiesto la sua rimozione”. I giornalisti di Report non ci stanno. All’indomani della sentenza del Tribunale civile di Roma, che ha rigettato il ricorso dell’ex conduttore Sigfrido Ranucci contro l’estromissione da parte della Rai, ieri una nota firmata dalla “squadra di Report” ha di fatto preso le distanze dal pronunciamento della giudice Donatella Casari. Provvedimento in cui si parlava di una “profonda frattura” tra i giornalisti e il conduttore e “dell’esistenza di un malessere della redazione” derivante “dal clamore mediatico dato alla vicenda”, tra l’altro “manifestato da alcuni suoi membri ai superiori”.
Il comunicato dei giornalisti di Report parte dall’email del 5 ottobre 2026, firmata dall’inviato Giorgio Mottola e punto centrale del provvedimento del giudice, in cui veniva rilanciata la proposta di affiancare a Ranucci due co-autori (Giulio Valesini e lo stesso Mottola) e di creare un coordinamento per redazione e inviati. “Lo scopo era uno solo – si legge nella nota di ieri – non lasciarlo solo nel momento più difficile e mettere in prima linea la squadra, a protezione del programma”. Anzi. “Le decisioni sulla conduzione – proseguono i giornalisti – le ha prese l’azienda e ci siamo battuti perché non fosse minacciata l’autonomia e l’indipendenza del nostro lavoro”.
Dunque, il Tribunale boccia il ricorso di Ranucci parlando di una “frattura” tra il conduttore e la redazione. Poi i giornalisti a loro volta scaricano la responsabilità sull’azienda, ma la stessa giudice sostiene che, di quel malessere, alcuni membri della redazione ne hanno parlato con i “superiori”. Allo stesso tempo la giudice ritiene “accertata” una “impropria pressione mediatica esercitata” dalla destra, ma sostiene che non c’è prova che questa interferenza sui vertici aziendali si sia “effettivamente consumata”.
Eppure i segnali già c’erano da tempo. Il 22 luglio sul quotidiano online Il Giornale d’Italia appare l’indiscrezione che la Rai stava valutando di sostituire Ranucci con Daniele Piervincenzi e Giulia Presutti (circostanza verificatasi il 28 agosto successivo, prima che Presutti rinunciasse all’incarico). La decisione presa dall’Ad Rai Giampaolo Rossi – intraneo a FdI – ha attraversato anche la Direzione Approfondimento della Rai, dentro cui ricade Report, guidata da Paolo Corsini, che dal palco di Atreju (la festa nazionale di FdI) si è autodefinito “giornalista che è stato anche militante e lo è tuttora”.
Comunque vada, è impossibile che Ranucci torni alla conduzione di Report entro la nuova stagione che partirà l’8 novembre. Considerando anche che l’anchorman andrà in pensione tra gennaio e febbraio 2028. Entro lunedì sera Ranucci dovrà scegliere quale delle opzioni prospettategli dalla Rai (vicedirezione al Tg3 o RaiNews o corrispondente dal Cairo). Il giornalista sembra orientato per il terzo canale. Considerando che, a quanto risulta, deve recuperare ben 220 giorni di ferie: circa 10 mesi, considerando riposi e festivi.
Un periodo in cui Ranucci potrà concentrarsi sulla battaglia legale contro la Rai. Per i suoi avvocati ci sono diverse soluzioni, tutte perseguibili. In primis un reclamo cautelare contro la sentenza di venerdì, con esito entro tre o quattro mesi (nella migliore delle ipotesi). Poi il giudizio di merito con valutazione istruttoria, per il quale però potrebbero volerci anni. Allo stesso tempo, quasi certa l’imputazione dei 10 giorni di sospensione comminatagli dall’ufficio etico della Rai, ma che secondo gli avvocati è viziato da alcuni aspetti sostanziali, come l’utilizzo dell’intercettazione con il deputato M5S, Dario Carotenuto, le cui conversazioni, in quanto parlamentare, dovevano rimanere riservate grazie all’immunità costituzionale.
Ranucci ne ha parlato anche venerdì sera, dal palco del Teatro Italia, dove ha assegnato la responsabilità della sua rimozione allo “strepitus mediatico” creato “dai giornali di Angelucci (Antonio, deputato della Lega ed editore di Libero, Giornale, Il Tempo, ndr)”, e in parte dal Corriere della Sera di Urbano Cairo, editore anche di La7, tv in cui vanno in onda programmi “concorrenti” di Report.