il Fatto Quotidiano, 11 ottobre 2026
Teva, altri guai: anche Londra blocca accordi per i farmaci
Dopo le infermiere, i farmacisti. Il Royal College of Pharmacy, che rappresenta 34 mila iscritti nel Regno Unito, ha cancellato la sponsorizzazione di Teva Uk, filiale britannica del colosso farmaceutico israeliano, alla propria conferenza annuale del mese prossimo: un accordo da 15mila sterline per quattro eventi. Una settimana fa, il Royal College of Nursing aveva chiuso la partnership commerciale con la stessa azienda. In entrambi i casi la motivazione ufficiale è una due diligence che avrebbe rilevato attività di Teva non in linea con i valori dell’ente, senza specificare quali. A spingere sono stati i gruppi Nurses for Palestine e Uk Healthcare Petitions to Royal Colleges, che con una lettera aperta chiedevano ai farmacisti di applicare a Israele lo stesso scrutinio etico riservato alla Russia nel 2022. Teva si dice “delusa” e avverte che la sanità non va “politicizzata”. Ma il suo curriculum offre appigli ai critici anche fuori dal conflitto: 462,6 milioni di euro di multa dalla Commissione europea nel 2024 per aver ostacolato i generici concorrenti del Copaxone; 225 milioni di dollari al Dipartimento di Giustizia Usa nel 2023 per aver concordato i prezzi di tre medicinali.
Il Regno Unito non è un caso isolato. In Navarra, Spagna, il servizio sanitario regionale ha deciso nell’ottobre 2025 di non rinnovare tre contratti con Teva, ma continua a comprare un farmaco per l’emicrania senza alternative, che da solo vale oltre tre quarti della spesa; Asturie e Catalogna hanno annunciato misure simili. Nei Paesi Bassi il collettivo Stop Teva di medici e attivisti ha scritto a oltre 2 mila farmacisti e alle assicurazioni sanitarie: Menzis e VGZ hanno risposto che escludere Teva metterebbe a rischio la disponibilità dei farmaci. In Irlanda 57 primari pediatrici hanno chiesto al governo di sostituire i prodotti Teva “dove esistono alternative valide”. In Italia la campagna “Teva? No, grazie!” di Bds Italia è arrivata nei consigli comunali: Sesto Fiorentino, Rosignano Marittimo, Barberino Tavarnelle e Jesi hanno approvato delibere per escludere Teva dalle farmacie comunali, mentre nel Bellunese quattro farmacie del Piave propongono un generico alternativo. Non ovunque passa: a gennaio Reggio Emilia ha respinto la mozione con 25 voti contro 2, Pd compreso, e l’assessora Marwa Mahmoud ha fatto notare che Sesto i farmaci Teva li vende ancora, comprandoli tramite grossista a prezzo più alto.
Intanto in Francia il boicottaggio passa dalle corsie alle piste. Giovedì all’aeroporto di Charles de Gaulle i lavoratori di una società di movimentazione merci si sono rifiutati di caricare sul volo Air France AF966 per Tel Aviv una partita di componenti meccanici per veicoli militari destinata a Elbit Systems Land, controllata del maggiore produttore di armi israeliano. Secondo Cgt, Sud Aérien e Solidaires il produttore francese Mijno e lo spedizioniere Dsv avrebbero riprenotato il carico su un volo El Al previsto per oggi, e i sindacati chiedono alle autorità di bloccarlo. Air France nega che la spedizione sia mai stata prenotata sui suoi aerei; il Quai d’Orsay assicura che l’export militare verso Israele è ammesso solo per uso difensivo o per la riesportazione verso paesi terzi.