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 2026  ottobre 11 Domenica calendario

Liste per il nuovo Csm: si candidano Cosimo Ferri e l’avvocato di Palamara

“Simmo ’e Napule, paisà!”. Alla Camera un deputato in vena di ironia la liquida così, prima di allontanarsi con passo veloce. È reduce da un mini summit di partito sui nomi da proporre per il Consiglio superiore della magistratura. Non deve essere finito benissimo. “Le toghe spediranno a Palazzo dei Marescialli l’ex sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri, che prenderà una valanga di voti. Noi parlamentari abbiamo l’occasione di piazzare l’avatar di Luca Palamara, così si ricompone la coppia. Scurdammoce ’o passato”. Come, come? La suggestione è presto svelata, anche se l’ironia è da colpo sotto la cintura: leggiucchiando la lista di chi ha messo a disposizione del Parlamento la propria candidatura, l’occhio corre sul nome del professor Roberto Rampioni, il principe del foro scelto come difensore di fiducia dall’ex potentissimo dell’Anm a cui il Csm tolse la toga giusto sei anni fa.
Ma chi si ricorda più dello scandalo delle nomine, meglio noto come lo scandalo dell’hotel Champagne, che mandò in testa coda le massime istituzioni della Repubblica? Appunto, chi? Ferri, grazie all’immunità di parlamentare, ha conservato la toga di magistrato immacolata ed è pronto per un altro giro di giostra nel Palazzo dove si danno le carte e dove iniziò la sua sfolgorante carriera. A Palamara è andata peggio vista la radiazione per mano proprio del Csm, ma – come insegna l’indimenticato Franco Califano – non esclude il ritorno.
Il rinnovo dei vertici dell’organo di autogoverno della magistratura del resto offre un treno per il ritorno in Paradiso anche a tanti altri. Sempre a leggere la lista degli autocandidati per la componente dei laici del Csm, destinata ad allungarsi fisiologicamente fino alla scadenza fissata a fine mese, troviamo per esempio Donatella Tesei, già presidente della Regione Umbria per volontà della Lega, e anche l’ex senatore renziano Giuseppe Cucca. Qui e lì tra avvocati e professori campeggia anche il nome di Corinne Margueret, vicina al partito di Antonio Tajani che è stata alla guida del comitato del Sì al referendum della giustizia in Valle d’Aosta e che di recente è stata nominata dalla giunta regionale nel consiglio di amministrazione del Casinò di Saint-Vincent. Casomai mancasse qualche fiches, il Parlamento potrà attingere da lì, da chi si è autocandidato. Ma figurarsi!
Con la fine della legislatura, ai partiti i nomi non mancano, semmai le poltrone a disposizione non bastano mai per accontentare tutte le richieste. Per dire, la Lega ha già piazzato all’Antitrust Alberto Bagnai che ben volentieri ha lasciato lo scranno in scadenza al Senato. Ormai da settimane Matteo Salvini sta sfogliando la margherita per scegliere chi piazzare all’Anac, mentre per il Csm la pratica è ancora in alto mare anche se i papabili non mancano: tralasciando i parlamentari che avrebbero i requisiti c’è anche l’ex senatore Francesco Urraro che ad aprile finisce il suo mandato al Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa.
Sempre lì, nell’organo di autogoverno di Palazzo Spada, sempre con l’incarico in scadenza in primavera c’è Giovanni Doria, e non è neppure lui un nome qualunque. Avvocato cassazionista, Doria è consulente giuridico della Santa Sede e della Presidenza del Consiglio dei ministri con eccellenti rapporti con il sottosegretario Alfredo Mantovano: Fratelli d’Italia potrebbe puntare su di lui come capo delegazione al Csm (o in alternativa per prendere il posto di Luca Antonini eletto in quota Lega nel 2018 come giudice alla Corte costituzionale).
E Forza Italia? Anche qui i nomi per Palazzo dei Marescialli non mancano, anche se rischia di riproporsi il duello (per entrambi a perdere) già visto in passato, tra il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto e Pierantonio Zanettin.
Ma dalle parti dei partiti di opposizione che si dice? Il Movimento 5 Stelle non ha ancora aperto il file Csm, mentre nel Pd se ne discute ormai da giorni anche se le carte rimangono coperte. Il primo nodo da sciogliere è legato infatti all’opzione “papa” straniero: se la scelta verrà fatta tra i parlamentari in carica in pole position ci sono, su tutti, i nominativi di Anna Rossomando e Alfredo Bazoli. Se si allargherà il cerchio pescando fuori dai palazzi della politica, se la giocano l’avvocato Enrico Grosso e il professor Andrea Pertici.