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 2026  ottobre 11 Domenica calendario

Destra, preferenze boomerang: nel ’24 meloniani stracciati da quasi tutti i dem

La legge elettorale imposta dal centrodestra potrebbe rivelarsi un regalo al centrosinistra. Il paradosso si sta palesando non soltanto perché i sondaggi più recenti danno i progressisti più vicini al 42 per cento (e quindi al premio di maggioranza) di quanto non lo siano Fratelli d’Italia e alleati, ma anche perché il meccanismo delle preferenze, seppur falsato dalla presenza di capilista bloccati, sembra favorire il Pd rispetto al partito della premier Giorgia Meloni.
Avrà bisogno di liste forti, FdI, e di nomi in grado di mobilitare l’elettorato. Perché in quanto a preferenze, il Pd ha a disposizione candidati in grado di spostare centinaia di migliaia i voti. Se ne ha prova con l’ultima elezione in cui si è votato con le preferenze, ovvero le Europee 2024.
Fratelli d’Italia ha eletto ben 24 eurodeputati, 3 in più del Pd. Giorgia Meloni si è presentata capolista ovunque, anche se ovviamente la sua presenza in lista era di puro traino essendo chiaro che avrebbe rinunciato al seggio. Dietro di lei, il candidato FdI con più preferenze è stato Nicola Procaccini nella circoscrizione Centro, capace di mettere insieme 125mila voti. Nonostante i meloniani siano stati per distacco il primo partito, si tratta però dell’unico eletto in grado i sfondare le 100mila preferenze. Tutti gli altri, al di sotto.
Nel Nord-Ovest il volto FdI più votato è stato Carlo Fidanza con quasi 51mila preferenze (sempre esclusa Meloni), nel Nord-Est ecco Elena Donazzan con le sue 63mila e poi Sud e Isola: nel Meridione, Alberico Gambino è arrivato a quota 92mila mentre tra Sicilia e Sardegna Giuseppe Milazzo ha raccolto 65mila voti.
A far ben sperare il Nazareno ci sono tutt’altri numeri, ovvero quelli delle preferenze Pd alle stesse elezioni. Se in FdI solo Procaccini era andato sopra le 100mila, tra i dem superano l’identica soglia ben undici eurodeputati, escludendo anche qui Elly Schlein candidata in due circoscrizioni. In alcuni casi il margine è enorme.
Antonio Decaro, per esempio, è stato eletto con 498mila voti, quasi mezzo milione. Nella stessa circoscrizione del Sud, Lucia Annunziata ne ha presi 243mila, davanti a Lello Topo (123mila), Pina Picierno (122) e Sandro Ruotolo (113mila). Nel Nord-Est Stefano Bonaccini è arrivato a 389mila preferenze, nel Nord-Ovest Cecilia Strada ha chiuso a 283mila e Giorgio Gori a 210mila. Anche nel Centro, tre dem hanno superato quota 100mila: Nicola Zingaretti (130mila), Dario Nardella (119mila) e Matteo Ricci (106mila).
Ci sono candidati dem, come Fabio Pizzul, Alessia Morani e Pietro Bartolo (poi passato a Iv) che sono rimasti fuori dall’Eurocamera nonostante siano andati ben oltre i 40mila, che li avrebbe resi tra i più votati in Fratelli d’Italia. Dove invece, per esempio, a Paolo Inselvini sono bastate 16mila preferenze.
Tutto questo non toglie nulla a FdI, che resta primo partito nei sondaggi ed evidentemente è stato votato da molti elettori che poi non hanno espresso preferenze, ma forse non è un caso che alle Europee la differenza tra i “Fratelli” e il Pd si assottigliò a soli 4 punti. Meloni ha voluto le preferenze, ma se alle Politiche la composizione delle liste seguisse dinamiche simili alle Europee, a beneficiarne potrebbe essere soprattutto il Pd.