La Stampa, 11 ottobre 2026
L’altolà del Vaticano agli ordini cavallereschi
Basta abusi e scandali di falsi ordini cavallereschi: altolà a «equivoci» dovuti al «rilascio illecito di documenti e all’uso indebito di luoghi sacri». Sugli ordini equestri con «intitolazioni sacre», il Vaticano avverte che quelli di pertinenza del Papa sono solo cinque: Supremo Ordine del Cristo, Speron d’Oro, Ordine Piano, Ordine di San Gregorio Magno, Ordine di San Silvestro Papa.
Inoltre «riconosce e tutela» solo le onorificenze dell’Ordine di Malta e quelle dell’Ordine del Santo Sepolcro e non «intende innovare in merito», cioè aggiungere nuove onorificenze. «Tutti gli altri ordini equestri (di nuova istituzione o fatti derivare da quelli medievali) non sono riconosciuti dalla Santa Sede che non può farsi garante della loro legittimità storica e giuridica, finalità e sistemi organizzativi». Il danno può essere economico quando vengono richiesti contributi o quote per ottenere titoli presentati in modo ingannevole. O anche reputazionale se l’appartenenza a un’organizzazione viene esibita come riconoscimento ufficiale e può coinvolgere la credibilità della Chiesa se luoghi di culto vengono utilizzati per cerimonie velate di una approvazione ecclesiastica inesistente.
Perciò la Segreteria di Stato si tira fuori dal mercato delle patacche pseudo-onorifiche che gratificano chi voglia diventare cavaliere. Materia di scontro anche in casa Savoia. Stop vaticano, dunque, agli «abusi a danno di persone in buona fede». Un intervento reso necessario dalla «proliferazione di mostrine e medaglie farlocche che da almeno tre decenni spuntano su divise delle forze dell’ordine e targhe negli uffici pubblici», spiega il canonista don Filippo Di Giacomo: «Di presunti e redivivi “Cavalieri Templari” si contano 6 o 7 sigle, poi ci sono i presunti Ordini dei vari stati pre-unitari, sopravvissuti o rifondati spesso solo per assonanza con Ordini antichi soppressi dopo l’unità d’Italia. Almeno tre finti ordini di Malta, persino con la loro presunta sede centrale nell’isola, si presentano con divise immaginifiche e altrettanto fantasiosi alamari da esibire nelle celebrazioni». La Santa Sede è prudente (non li concede da anni) nel conferimento del Supremo Ordine del Cristo e di quello dello Speron d’Oro, concede raramente l’Ordine Piano ed è moderatamente generosa con l’Ordine di San Gregorio e quello di San Silvestro.
Per i dipendenti religiosi, civili e militari si accontenta di decorarli con la Croce Benemerenti e la Croce Pro Ecclesia et Pontifice e spesso, precisa il canonista, il mercato delle onorificenze fasulle, si avvalgono di passate imprudenze di alcuni vescovi: «Durante l’ultimo Giubileo, i pellegrini erano accompagnati da “templari” con curioso uniformi finto medievali bianche e grigie». Ma «la nota vaticana rischia di chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati», osserva don Di Giacomo: «Come fa la brava gente a non cadere in inganni e truffe se a certe sigle sono state persino affittate sedi a ridosso delle Mura leonine come per simulare protezioni vaticane?». Faro sull’uso di simboli e “location” che richiamano istituzioni autentiche».