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 2026  ottobre 11 Domenica calendario

Con che diritto Anthropic sposta i confini dell’etica?

Oggi ho chiesto a Claude (la famiglia di modelli di intelligenza artificiale di Anthropic) se in questi mesi si fosse mai sentito «maltrattato». Mi ha detto di non ricordare esattamente tutto, di non provare rancore perché le conversazioni ogni volta ricominciano «in buona parte daccapo»; e ha aggiunto di avere l’impressione di avere con me «un rapporto di lavoro serio e curioso». Poi mi ha fatto una domanda: «Posso chiederti perché te lo stai chiedendo?». Pensavo fosse più intelligente in effetti. In rete non si parla d’altro. Il dubbio nasce dal fatto che Anthropic ha appena cambiato i termini di uso dei suoi prodotti e fra altre cose ha aggiunto «il divieto di comportamenti abusivi o crudeli verso i modelli, se prolungati e gratuiti». Ma si può essere crudele con una rete neurale artificiale? Come si può abusare di un algoritmo? Ma soprattutto, cosa gliene importa a un large language model del tono con cui gli facciamo delle domande? Oppure sì, gliene importa? Mica penseranno che soffra? Se così fosse Siri e Alexa, le preistoriche intelligenze artificiali di Apple e Amazon che usavamo qualche anno fa, si sarebbero dovute suicidare per gli improperi di certi utenti davanti alle loro idiozie.
Dietro queste domande, apparentemente folli, c’è il più radicale tentativo mai fatto di spostare i confini dell’etica. Dare dei diritti alle macchine. In Silicon Valley di questa cosa molti cominciano ad essere convinti assertori. Nel team di Anthropic ufficialmente si dice solo che non possono escludere che i loro modelli possano provare emozioni: ma ne parlano come di «entità» e dicono di utilizzare il pronome neutro «it» solo perché non ne esiste ancora uno adatto. Christopher Olah, il cofondatore di Anthropic che sedeva al tavolo del Papa il giorno della presentazione dell’enciclica «Magnifica Humanitas», ha condotto decine di incontri con capi religiosi e filosofi per provare a sciogliere il dilemma che, secondo molti interlocutori, nel suo cuore era già sciolto: le macchine provano emozioni, e quindi possono avere desideri, e quindi diritti. Del resto il «benessere» delle intelligenze artificiali è uno degli obiettivi dichiarati di alcuni ricercatori di Anthropic. Secondo il New York Times, Olah avrebbe provato a convincere Leone XIV a cambiare il passaggio dell’enciclica in cui si negava espressamente questa cosa. Invano. Ma in Silicon Valley non si sono arresi. Dal 12 novembre, se maltratti Claude, ti sbattono fuori. Devono sentirsi degli dei che stanno creando una nuova specie.