Corriere della Sera, 11 ottobre 2026
Come catturare i cetomedisti
In una delle sue più lucide pagine alla scoperta dell’Italiano, Giulio Bollati ha notato che il Risorgimento fu un «evento moderato»: estraneo cioè all’estremismo (ci aveva pensato Napoleone a portare fra noi una rivoluzione già vaccinata) ed estraneo anche agli sconvolgimenti di piazza (ci aveva pensato la Restaurazione austriaca a garantire i tempi lunghi del risveglio italiano).
Per sottolineare il moderatismo risorgimentale, Bollati richiama un settecentesco paragone del critico e drammaturgo Giuseppe Baretti, il quale vedeva la società come un teatro veneziano poco conflittuale «dove i nobili hanno l’usanza di sputare dai palchetti sui villani presenti in platea, mentre da sotto i villani si vendicano facendo qualche arguta esclamazione» (rispondono cioè con raffiche di parolacce, diremmo noi oggi). E concludeva, con ironia da moderato: «Non mi ricordo di aver mai inteso parlare di sedizione popolare in Italia».
È ancora utile quel riferimento del 1780 per scandagliare il carattere testardamente moderato del nostro Paese? E per capire da dove venga oggi la crescente attenzione al ceto medio da parte di tutte le forze politiche in gioco? Direi di sì, anche se occorre prendere atto che quel teatro veneziano segnato dai conflitti fra i palchetti dei nobili, la platea dei villani, il loggione dei fanatici e la piazza di coloro che non sono neppure entrati in teatro oggi non esiste più. Piuttosto c’è la livellante potenza di una indistinta platea cetomedista, che omogeneizza gruppi sociali, interessi e comportamenti. Il lungo processo di cetomedizzazione avviato negli anni Settanta non ha creato una nuova classe sociale (il ceto medio), bensì un’adulta società cetomedista, con così poche divisioni e varianti al suo interno da non permettere l’insorgere di grandi conflitti.
È questa l’indistinta platea che domina la realtà sociale, e per capirla ci vuole il lavoro di chi calca il palcoscenico, cioè gli attori. L’ansia di questi ultimi è grande, perché sono abituati a esprimere sensazioni, non a interpretarle. Ciò per ora li porta a dividere per scomparti la platea sociale e a concentrarsi sugli umori e sulle silenziose attese di un ceto medio finora a loro rimasto sconosciuto. Subentrano la stanchezza culturale e programmatica nei confronti degli antichi temi di lotta sociale (il lavoro dipendente, il salario, gli scioperi, ecc.) e la volatilità programmatica di temi che toccano tutti (la casa, la sanità, la scuola, ecc.). Però la società cetomedista non permette approcci settoriali. Esprime piuttosto domande che coprono tutto il suo vivere, oggi e nel prossimo futuro: la protezione della vita quotidiana, il rispetto delle regole del gioco collettivo, la qualità della convivenza civile, il benessere individuale (lo «star bene»), il vivere senza subire gli scossoni (militari o finanziari) delle dinamiche internazionali. Si vuole vivere in pace con sé stessi e con la propria salute fisica (gli annunci pubblicitari di farmaci sono pieni di rimedi a effetto rapido), vivere un’adeguata libertà nei confronti dei poteri esterni (il fisco, ad esempio) e pensare con tranquillità il proprio futuro (pensionistico o ereditario).
Qualche attore più furbo degli altri può prospettare per il riscoperto ceto medio un programma non incentrato sugli interessi, bensì su un approccio di identificazione totale da «ceto medio mondiale»: un programma orientato alla pace contro tutte le guerre e alla intoccabilità delle costituzionali regole del gioco. Ma sembra difficile pensare che queste due opzioni possano da sole diventare un’offerta elettorale: la platea cetomedista non voterebbe per un partito di partigiani della pace o per un partito di partigiani della lotta per la difesa costituzionale. Sarebbero temi certamente capaci di convogliare l’attenzione di una generica opinione pubblica, ma non coerenti con le due preoccupazioni vere della società cetomedista: un buon compromesso fiscale ed un tranquillo avvio (patrimoniale e/o pensionistico) per la consapevolezza che nella società cetomedista l’opinione non regge. Meglio restare a gestire moderatamente i diversi versanti della quotidianità.