Corriere della Sera, 11 ottobre 2026
Denunciato 14enne a Catania: esaltava le stragi nelle scuole
Da pc e cellulare scaricava e condivideva contenuti violenti. Alludeva alla possibilità di colpire, ancora una volta, all’interno di una scuola. E si mostrava con casco in testa e sopra una telecamerina. Quanto basta per allarmare la Polizia Postale e della Sicurezza cibernetica di Roma. Da qui la segnalazione alla Digos di Catania che ha denunciato alla Procura per i minori un 14enne accusato di «diffusione di notizie e informazioni dal contenuto violento e apologetico». A casa del giovane sono stati trovati una t-shirt con frasi a sfondo razziale e discriminatorie, drappi con svastiche, un casco di tipo militare, guanti e un rudimentale giubbotto antiproiettile.
Su internet il 14enne faceva ricerche su armi e il loro funzionamento. Spesso utilizzando l’alfabeto cirillico, come emerso in altri casi di minori attratti dall’esaltazione di gesti violenti, soprattutto in ambito scolastico. Un espediente per non essere identificati che ormai è diventato un modo di operare di questi giovanissimi. Al momento non c’è alcuna evidenza che il minore stesse preparando azioni violente. Verosimilmente era nella fase in cui era solo affascinato dalla fruizione e condivisione dei contenuti violenti. Tutto fa pensare che sia stato intercettato prima che potesse pensare di mettere in pratica ciò che esaltava in Rete.
Per le forze dell’ordine i recenti casi di Bergamo, Roma e Trapani, con studenti di 13-14 anni che hanno accoltellato i loro insegnanti, sarebbero solo la punta dell’iceberg. C’è un vasto sottobosco di giovanissimi che subiscono la fascinazione di slogan e video violenti. Con la fondata preoccupazione che questa continua corsa all’esaltazione di armi e attentati possa sfociare in qualcosa di ancor più grave.
Nell’ultimo caso in ordine di tempo, quello del 13enne che a Centocelle ha accoltellato la sua insegnante di italiano, si è scoperto che il giovane sarebbe stato spinto ad entrare in azione da gruppi cosiddetti «accelerazionisti» e «suprematisti». Entità anonime che operano nell’ambito delle comunità True Crime a caccia di minori da manipolare e spingere a compiere gesti violenti, da condividere poi sui social o nell’ambito di gruppi chiusi che si ritrovano in genere su Telegram, dove non possono essere intercettati. Un mondo sotterraneo e sfuggente che esalta le grandi stragi di Columbine, Sandy Hook, Utøya, dove a rischio sono soprattutto i minori più fragili e introversi.
Se nella sua pericolosità il caso di Catania è diverso da quelli di Roma o Bergamo c’è comunque un linguaggio e un corredo che tornano sempre. Svastiche, frasi offensive e poi il casco con i nomi di quelli che sono considerati gli «eroi» delle grandi stragi americane. «Siamo di fronte a un fenomeno di nichilismo violento in fase preadolescenziale – spiegano gli esperti della Polizia Postale – che accomuna l’Italia ad altri Paesi europei». La porta di accesso a questo mondo in genere sono le piattaforme di gaming, dove ci si trova a far comunità con soggetti identificati solo dal nickname. Quindi si accede ai gruppi True Crime su Telegram, dove pian piano emergono i soggetti più fragili da spingere ad entrare in azione, a beneficio del grosso fatto di voyeur della violenza.