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 2026  ottobre 11 Domenica calendario

«Hanno provato a farmi fuori». Campo largo, l’affondo di Schlein

«È da quando sono stata eletta che cercano di togliermi fuori dai c… eppure siamo ancora qui»: Elly Schlein è appena scesa dal palco della festa del Manifesto dove, per l’ennesima volta, i leader del centrosinistra si sono trovati insieme: lei, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni e Riccardo Magi, intervistati dal direttore del «quotidiano comunista» Andrea Fabozzi. La segretaria del Pd è appena tornata sul tema del terzo nome: «Non credo che si vinca al centro, chi lo dice lo fa perché vuole un candidato moderato, più accomodante, disponibile alle larghe intense. Mai più larghe intese. In questi vent’anni ci hanno fatto perdere sempre così». La leader dem sa che in questi mesi, per quanto la riguarda, ci saranno ancora insidie e ostacoli lungo la strada.
Sul palco comunque l’intento dei leader sembra lo stesso e al teatro Palladium vanno in scena le prove generali di unità del centrosinistra. Persino sull’Ucraina i toni si stemperano. Schlein ribadisce il sostegno a Kiev ma non aggiunge il termine «militare». Giuseppe Conte è assai meno soft: «In Ucraina quasi tutti parlano in russo e ci sono popolazioni russofile, noi abbiamo spaccato tutto in bianco o nero e siamo andati alla scommessa militare». Poi aggiunge: «Questo conflitto sta durando più di due guerre mondiali, dobbiamo cambiare passo perché si è innescata una escalation». Su quel palco le parole dell’ex premier scivolano via senza destare troppe reazioni, perché si è deciso che l’unità debba fare premio su tutto. Però quelle frasi fanno inviperire i riformisti del Pd. Filippo Sensi sui suoi social scrive: «Da un alleato sento menzogne inaccettabili». E Lia Quartapelle ci va giù pesante: «Le parole di Conte sono vili».
Ma nella sala del Palladium la volontà dei leader lì presenti è comunque quella di mostrarsi come un’alternativa credibile. Quindi niente polemiche o reciproche punture di spillo. Il presidente del M5S spiega che anche se dovesse perdere le primarie non rovescerà il tavolo: «L’impegno di tutti è a farle in modo non divisivo per lavorare insieme. Io ho fatto il premier già due volte e la terza non mi aggiungerebbe nulla e comunque le nostre non saranno delle consultazioni per una capocrazia». E Nicola Fratoianni, notoriamente allergico ai gazebo, alla fine concede: «Se non si trova altra soluzione, si facciano pure le primarie».
Questo scambio di reciproche cortesie non deve però trarre in inganno. Le tensioni e le differenze, come le antipatie personali, restano, ma l’obiettivo è quello condiviso da tutti in sala: «Non consentiremo a Meloni di stare altri 5 anni al governo». Con la scusa di aver contratto un brutto raffreddore Schlein e Conte si salutano mimando un bacio e un abbraccio a distanza. La scusa è che sono entrambi raffreddati. Commenta ridendo Peppe De Cristofaro, capogruppo di Avs al Senato: «Mi sembrano due vecchie attrici che non vogliono rovinarsi il trucco mentre si baciano». E anche quando l’evento ha temine la segretaria del Pd e il leader del M5S non si dilungano in chiacchiere ed effusioni. Ciò nonostante la strada sembra tracciata. E sul palco Conte sostiene che si può chiudere in fretta un accordo: «Se facciamo un confronto serio chiudiamo il programma in due settimane».
La platea è palesemente più vicina a Schlein che a Conte, lo si capisce dall’intensità degli applausi. Ma l’ex premier tenta lo stesso di prendere in mano le redini del dibattito e dopo aver dettato i tempi per il programma cerca anche di suggerire il nome della coalizione: alleanza per la Costituzione. Angelo Bonelli prende in prestito, anzi, come dice lui, ruba il mantra di Schlein e si dice testardamente unitario sperando di accelerare il tavolo del programma per dare all’esterno «un forte segnale di unità». Riccardo Magi si offre di un aiuto agli altri leader con «le istruzioni per costruire un tavolo Ikea». Anche lui batte sul tasto dell’unità, tranne quando si tratta di Matteo Renzi: «Sono d’accordo con Conte quando dice che vuole garanzie dal leader di Italia viva. Anch’io le voglio. Non va bene se fa la mossa del cavallo, anzi del pony, nei confronti di chi deve fare la lista con lui». Già, perché oltre il programma con il nodo Ucraina e le primarie c’è anche la questione del polo riformista che dovrebbe crearsi al centro e che però è ancora profondamente diviso.