corriere.it, 10 ottobre 2026
New Delhi si blinda in assetto da guerra contro la GenZ
New Delhi stamattina si è svegliata blindata, in assetto anti sommossa. Centinaia di blocchi stradali, 45 stazioni della metropolitana chiuse, e internet spento. L’apparato di sicurezza messo in campo sembra pronto a fronteggiare un imminente conflitto bellico, con blindati e lanciatori di gas lacrimogeni schierati lungo le arterie principali per sigillare Jantar Mantar, il luogo del celebre osservatorio astronomico settecentesco nel cuore della capitale, simbolo di una nazione che guardava al futuro e allo spazio ben prima dell’era contemporanea. Ma non ci sono carri armati nemici all’orizzonte. La macchina da guerra messa in campo dal governo nazionalista indù del premier Narendra Modi e dal suo braccio destro, il ministro dell’Interno Amit Shah, si è attivata per fermare la Gen Z: i giovanissimi manifestanti del Cockroach Janta Party (CJP). Il movimento, nato online a maggio e ribattezzato ironicamente «scarafaggi», ha già fatto tremare l’esecutivo a luglio, costringendo il ministro dell’Istruzione alle dimissioni dopo lo scandalo dei test d’esame truccati.
Questa volta, l’obiettivo della protesta è la revisione delle liste elettorali - per mano della Commissione elettorale guidata da Gyanesh Kumar, una manovra che avrebbe cancellato oltre 130 milioni di nomi dagli elenchi elettorali, colpendo – secondo l’opposizione – in modo chirurgico le minoranze e i potenziali elettori anti-Modi.
La risposta delle autorità è stata un colpo di spugna preventivo. Centinaia i manifestanti arrestati, compresi i tre leader del movimento, il fondatore Abhijeet Dipke, il co-presidente Saurav Das e l’attivista Ashutosh Ranka, prelevati dalla polizia direttamente a bordo dell’aereo appena atterrato a New Delhi da Mumbai.
«Narendra Modi ha paura dei giovani della nazione, per questo ha chiuso la metropolitana di Delhi, le strade, tutto. Se ha così tanta paura dei giovani del Paese, perché siede alla carica di premier» ha gridato Dipke ai giornalisti prima di essere trascinato via, riferisce Ani, la più grande agenzia di stampa dell’India. «Vogliono forse dichiarare guerra al popolo del loro stesso Paese? Gyanesh Kumar è per loro così caro da spingerli a scatenare le forze di polizia contro i propri cittadini?».
A Dipke la polizia ha poi servito un pesante aut-aut durante la custodia cautelare: gli agenti gli hanno comunicato la notizia della morte improvvisa di sua nonna mettendolo davanti a una scelta lacerante: essere rilasciato per tornare a Mumbai a celebrare i riti funebri, abbandonando la guida della piazza, o restare in cella a rivendicare la protesta. Una pressione psicologica enorme per piegare la testa del movimento.
Mentre a Jantar Mantar gli altoparlanti della polizia gracchiavano il divieto assoluto di assembramento per più di cinque persone, piccoli gruppi di studenti riuscivano comunque a violare i cordoni. «Siamo una democrazia, eppure le proteste pacifiche vengono represse con la forza. Perché Modi ha paura dei giovani indiani?» si chiede Tanya Negi, studentessa universitaria arrivata da Mumbai.
Il caso ha sollevato l’indignazione dei leader dell’opposizione, tra cui Rahul Gandhi, già trattenuto nei giorni scorsi. Il parlamentare e intellettuale Shashi Tharoor ha commentato duramente l’accaduto su X, attaccando la paranoia del governo e ironizzando sulla natura della repressione: «I ragazzi fermati dovranno essere rilasciati. E se i manifestanti tornassero semplicemente lunedì, le autorità metteranno di nuovo in lockdown l’intera capitale nazionale? La nostra GenZ merita di meglio di un Emer-GenZ non dichiarato». Tharoor ha poi aggiunto: «Un governo fiducioso nella correttezza delle sue elezioni accoglierebbe le domande su di esse, mentre uno che trasforma la sua capitale in una fortezza per evitarle non fa che approfondire i sospetti stessi che cerca di sopprimere. Il governo dovrebbe fornire risposte, non manganelli; espressione, non repressione».
Delhi resta blindata, ma la rete degli scarafaggi non sembra intenzionata a farsi schiacciare.