corriere.it, 10 ottobre 2026
Christa Pike dimessa dall’ospedale e riportata in carcere
Christa Pike, la donna sopravvissuta alla doppia iniezione letale, è stata dimessa dall’ospedale di Nashville, dove è stata portata lo scorso 30 settembre in seguito all’esecuzione fallita.
La donna, 50 anni, è stata riportata al Deborah K. Johnson Rehabilitation Center, il carcere femminile dove ha trascorso gli ultimi trent’anni della sua vita dopo l’omicidio di Colleen Slemmer, compiuto nel 1995 quando aveva 18 anni.
Pike, fanno sapere i suoi avvocati, «è grata ai soccorritori e al suo team medico per le cure prestate in queste circostanze straordinarie. Continua a ricevere assistenza medica in carcere e continueremo a monitorare il suo recupero». Nei giorni scorsi Pike aveva ricominciato a parlare e a camminare, seppur con bisogno di assistenza. Secondo i suoi legali aveva i ricordi offuscati, e provava rabbia per quanto accaduto. «Può perdere il filo del discorso molto facilmente – avevano raccontato – e dimenticare dove sta andando».
Nel comunicato i suoi avvocati non hanno aggiunto ulteriori informazioni in merito al suo stato di salute. Elemento importante anche per capire se sarà possibile sottoporla nuovamente all’esecuzione. Se, infatti, la legge del Tennessee prevede che qualsiasi fallita esecuzione debba essere riprogrammata, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha vietato l’esecuzione di qualcuno che non ha una «comprensione razionale» del perché viene messo a morte.
Secondo alcuni esperti, il principale motivo per cui Pike sarebbe sopravvissuta è che il farmaco, una volta iniettato, ha rotto le vene fuoriuscendo nei tessuti circostanti. Questo ha evitato l’arresto cardiaco, ma ha ridotto il livello di ossigenazione nel sangue al punto da causare possibili danni cerebrali. Oltre a questo, Pike ha riportato ustioni e bruciature nei punti dove il farmaco è fuoriuscito.
Nei giorni scorsi gli avvocati di Pike hanno chiesto al tribunale di Nashville chiarezza e trasparenza sulla fallita esecuzione della loro assistita. Subito dopo quella fatidica notte, il Dipartimento penitenziario del Tennessee aveva fatto sapere di aver seguito nel dettaglio tutta la procedura. Protocollo messo però sotto la lente d’ingrandimento dal New York Times, che ha evidenziato come sia stato «dimezzato» nel giro di un anno, subendo una «trasformazione radicale».
Secondo il giornale, infatti, alcune direttive sono state accorciate o tolte del tutto, tra cui il requisito che «le squadre di esecuzione si esercitassero nell’inserimento di una linea endovenosa». O il fatto che sono stati omessi dettagli sui ruoli e le mansioni del personale che si occupa delle esecuzioni. Dettagli che potrebbero aiutare a spiegare perché in un anno quella di Pike è la seconda esecuzione fallita in Tennessee, mentre in altri Stati come Texas e Florida (dove nel 2025 è stato eseguito il 40% delle esecuzioni), non si sono verificati incidenti.