Corriere della Sera, 10 ottobre 2026
Dalle auto ibride alle terre rare, intesa sugli scambi tra Ue e Cina
Cina e Unione europea hanno raggiunto un accordo che potrebbe ridurre di oltre la metà le esportazioni cinesi di auto ibride e ibride plug-in verso l’Ue nell’arco di quattro anni. È il risultato della missione di due giorni a Pechino del commissario Ue al Commercio Maroš Šefcovic, che ha concluso il negoziato con il ministro del Commercio cinese Wang Wentao, dopo quattro mesi di intense trattative. L’obiettivo di Šefcovic era di tornare con «risultati tangibili».
«Si tratta di un primo passo cruciale, ma pur sempre un primo passo, nel processo di riequilibrio» degli scambi commerciali tra Cina e Ue, ha sottolineato Šefcovic in conferenza stampa, mostrando apprezzamento perché «per la prima volta la Cina ha accettato di moderare le proprie esportazioni senza passare attraverso una fase di tensione commerciale preliminare». Il deficit dell’Ue con la Cina ha raggiunto quasi 360 miliardi di euro nel 2025, circa un miliardo al giorno, ed è già aumentato del 12% da inizio anno. Una situazione insostenibile che ha spinto gli Stati membri a modificare il proprio atteggiamento accomodante nei confronti della Cina. Ultimo segnale il documento congiunto di Francia e Germania, pochi giorni fa, in cui chiedono alla Commissione l’introduzione di uno strumento commerciale per precludere ai Paesi terzi l’accesso al mercato unico in risposta a misure coercitive.
L’accordo riguarda anche altri due dossier strategici: l’accesso al mercato cinese per i prodotti europei attraverso tariffe Mfn (nazione più favorita) più basse e le esportazioni cinesi di terre rare. Šefcovic ha spiegato che si tratta di prodotti che spaziano «dai componenti per auto all’olio d’oliva e alle calzature», per un valore di esportazione attuale di quasi 4 miliardi di euro. Il risparmio di dazi ammonterebbe ad almeno 225 milioni di euro. Inoltre, la dichiarazione congiunta Bruxelles-Pechino spiega che la Cina è disposta a continuare a facilitare le licenze di esportazione per la fornitura di terre rare e magneti permanenti all’Ue attraverso «il meccanismo accelerato», mentre la parte Ue continuerà a collaborare con le autorità degli Stati membri per agevolare il rilascio di licenze prioritarie specifiche alla Cina nell’ambito dei settori dual use.
Il controllo delle filiere delle terre rare in questi anni ha offerto a Pechino numerose leve economiche da attivare a fini politici, come evidenziato dall’Ispi nella nuova analisi «Sicurezza economica, Ue contro tutti?». L’esempio di questo modus operandi è ciò che è successo nella primavera dello scorso anno quando Pechino ha sottoposto a licenza le esportazioni di alcune terre rare per spingere gli Stati Uniti a frenare l’escalation sui dazi e mostrare ai Ventisette quanto sia oneroso ridurre la dipendenza dagli input cinesi. Nello studio l’Ispi evidenzia come dal 2018 a oggi gli episodi di coercizione economica contro l’Ue sono aumentati di otto volte, con una decisa accelerazione dal 2024. E il 54% di quelli ancora attivi sono attribuibili alla Cina. «Nonostante negli ultimi anni al centro del dibattito pubblico europeo ci siano state la Russia di Putin e gli Stati Uniti di Trump, in realtà è la Cina di Xi a essere di gran lunga il primo autore per eventi di coercizione economica pesati per la loro gravità», scrive l’Ispi.
L’accordo con Pechino sarà sottoposto al giudizio dei leader europei al summit Ue di giovedì e venerdì. Intanto l’Associazione europea per i costruttori di automobili, Acea, ha accolto «con favore» l’annuncio che può rappresentare «un passo positivo verso l’allentamento delle tensioni commerciali tra le due parti».