Corriere della Sera, 10 ottobre 2026
Conferenza dei rettori, dimissioni a catena
La prima a fare un passo indietro è stata la rettrice della più grande università d’Europa: Antonella Polimeni della Sapienza, che a giugno ha scritto una lettera alla presidente della Conferenza dei rettori italiani Laura Ramaciotti, spiegando che non c’erano più le condizioni per lavorare in armonia in Giunta, cioè nell’organo di indirizzo della Crui. A luglio è stata la volta di un’altra rettrice di un ateneo di primissimo piano: la Statale di Milano. Marina Brambilla ha scelto l’assemblea della Crui per annunciare in pubblico che rimetteva la sua delega al diritto allo studio. «Mi sono dimessa – spiega – perché ho ritenuto che non ci fossero le condizioni per poter esercitare la mia delega nella modalità che ritengo corretta e quindi efficace, ossia con l’autorevolezza e l’autonomia che credo debbano caratterizzare il mandato della conferenza dei Rettori». È trascorsa anche l’estate, in alcuni atenei sono tornate le «acampade» degli studenti in tenda che protestano contro il caro affitti, ma il suo posto risulta ancora vacante.
Nel frattempo a settembre si è fatta da parte la rettrice di Firenze Alessandra Petrucci: anche lei ha comunicato alla presidente Ramaciotti che non se la sentiva più di portare avanti la sua delega (coordinava la Commissione Didattica) anche se, per senso di responsabilità, sarebbe rimasta in Giunta. Di donne in Giunta, a questo punto, restano solo lei e la presidente.
Non è solo questione di quote rosa. Il malumore per alcune nuove nomine, il peso crescente delle università più piccole e la mancanza di iniziativa nel confronto politico hanno reso il clima, nel solitamente felpato Palazzo Rondanini, piuttosto burrascoso. Non sorprende che siano circolate anche voci di spese inusuali per i viaggi dei vertici della Crui. Voci malevole che non risultano dai bilanci.