ilgiornale.it, 9 ottobre 2026
Imprese straniere, in Italia sono quasi 700mila
Quasi 700mila imprese e un saldo positivo di oltre 16mila attività nei primi sei mesi dell’anno. L’imprenditoria straniera continua a crescere in Italia, confermando il proprio radicamento nel sistema produttivo nazionale. Al 30 giugno 2026 le imprese guidate da cittadini stranieri erano 677.188, con un incremento di 16.097 unità rispetto all’inizio dell’anno. È quanto emerge dai dati del Registro delle Imprese elaborati da InfoCamere nell’ambito del progetto Futurae, promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e da Unioncamere.
Le imprese straniere rappresentano circa il 12% del totale delle attività registrate in Italia, con una presenza ormai strutturale nel tessuto economico del Paese. Il 79% fa capo a cittadini originari di Paesi extra Ue. Tra gennaio e giugno sono state avviate 37.140 nuove attività, a fronte di 21.043 cessazioni, al netto delle cancellazioni d’ufficio. Il bilancio semestrale è dunque positivo, con una crescita che testimonia la capacità di una parte dell’imprenditoria straniera di inserirsi stabilmente nel mercato italiano.
Un ulteriore indicatore della solidità raggiunta dal fenomeno arriva dalla longevità delle attività: alla fine del 2025, circa il 35% delle imprese straniere era in attività da oltre dieci anni. Un dato che segnala come una quota significativa di queste realtà sia riuscita a consolidarsi nel tempo, superando la fase iniziale e mantenendo la propria presenza sul mercato.
Accelerano le società di capitale
A trainare la crescita sono soprattutto le società di capitale, aumentate dell’11% negli ultimi dodici mesi e ormai oltre quota 160mila. Si tratta della componente che registra la dinamica più sostenuta, mentre le imprese individuali continuano a rappresentare la forma giuridica prevalente, con circa il 70% del totale. Per queste ultime, tuttavia, il ritmo di espansione è in rallentamento. In diminuzione anche le altre forme giuridiche.
La crescita delle società di capitale rappresenta uno degli elementi più significativi della fotografia scattata da Unioncamere e InfoCamere: accanto alle attività individuali, tradizionalmente diffuse nel commercio e nell’artigianato, si rafforza infatti la componente societaria dell’imprenditoria di origine straniera.
Marocchini, romeni e cinesi in testa
Per individuare le principali comunità imprenditoriali occorre considerare le imprese individuali, l’unica forma giuridica che consente di associare direttamente l’attività alla nazionalità del titolare. In questa categoria, la comunità marocchina è la più numerosa, con 53.364 titolari, seguita da quella romena, con 52.541, e da quella cinese, con 50.166. Nel complesso, le tre comunità rappresentano il 32,4% dei titolari stranieri di imprese individuali.
Seguono Albania, Bangladesh e Pakistan, che insieme costituiscono il 20%, mentre Egitto, Nigeria e Senegal rappresentano un ulteriore 10,5%. Le specializzazioni produttive e commerciali variano a seconda delle comunità e dei territori. Gli imprenditori marocchini sono particolarmente presenti nel commercio, con concentrazioni elevate nelle province dello Stretto, tra Catanzaro, Reggio Calabria e Messina. I romeni sono invece più orientati verso le costruzioni, soprattutto nelle province di Viterbo, Torino e Cremona.
La comunità cinese si distingue nella manifattura e nei servizi ricreativi. Il caso più significativo è quello di Prato, dove i titolari cinesi rappresentano il 67,2% degli imprenditori stranieri con impresa individuale. Un’incidenza rilevante si registra anche a Fermo, nelle Marche, dove raggiunge il 27,3%.
La distribuzione territoriale conferma il peso del Nord del Paese. La Lombardia concentra 136.603 imprese straniere, il numero più elevato tra le regioni italiane, davanti al Lazio, con 77.355, e alla Toscana, con 66.553. Considerando l’area del Nord Ovest, qui si concentra il 32,7% delle imprese straniere, con una crescita annua dell’1,5%, la più sostenuta tra le macroaree considerate nel rapporto.
Di segno opposto la dinamica del Mezzogiorno, dove le imprese straniere diminuiscono del 3,6%, con flessioni particolarmente evidenti in Campania e Calabria.
Se si guarda invece all’incidenza sul totale delle attività registrate, il primato spetta alla provincia di Prato, dove le imprese straniere rappresentano il 33,7% del totale. Seguono Trieste, con il 20,8%, e Imperia, che con il 18,8% entra sul podio superando Firenze. A livello nazionale, le imprese straniere sono 677.188 su un totale di 5.823.863 attività registrate, pari all’11,6% secondo la tabella regionale del rapporto.
I dati restituiscono quindi il quadro di una componente imprenditoriale sempre più presente nell’economia italiana, con una crescita semestrale positiva, una maggiore diffusione delle società di capitale e differenze territoriali significative, sia per numero assoluto di attività sia per incidenza sul tessuto produttivo locale.